Opere di scultura di G. Bevilacqua. D’Avalos – Sala “V. Colonna”

locandina mostra Gianfranco Bevilacqua 2018

L’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è  (Paul Klee).

E’ questa una proprietà dell’arte da sempre, ma la ‘modernità’ l’ha resa più evidente anche per chi semplicemente entra in una expo contemporanea, … dà un sguardo e via. Rendere visibile quel che non sempre lo è appartiene alle facoltà e capacità proprie di ogni artista (antico e moderno), laddove riesce a figurare con profitto la propria sensazione dell’io e dell’altro da sé. Per poi trasporla, con strumenti e materia, in un manu-tecno-fatto capace di trasmettere quella propria idea di ciò che è, e talora anche di più. Per questo, l’arte post-rinascimentale e persino post-moderna, svincolata da compiti meramente illustrativi o anche ‘educativi’, si prende la licenza di ‘creare’ un’altra semantica realtà, e non di illustrare quella già nota o già vista.

[…] Dobbiamo pensare a questo tipo di innovata e contemporanea forma mentis creativa nel porci di fronte alle opere di Gianfranco Bevilacqua. Le forme (linee, spazi, ombre e luci) che le strutturano, variamente epifaniche a secondo del tempo e del luogo di esposizione e fruizione (si pensi al concetto di “Opera aperta” descritta da U. Eco, saggista), nascono da un impulsivo concepimento mentale, si manifestano dapprima su un supporto piano attraverso un segno tracciato, divengono ”linee di forza” (per usare una definizione del futurista G. Balla) utili alla successiva stratificazione o sedimentazione materica di quel che s’intende inventare. Si realizza in tal maniera, con un processo poietico e una interazione cognitiva e culturale, l’elaborazione e la proposizione di una realtà ogni qual volta altra e la sua conseguente innovata immagine della Creazione.

[…] “Questa non è una pipa”, scriveva  René Magritte nel 1928 sotto il realistico dipinto di una pipa. E alla domanda di allora e di oggi: “Ma allora cos’è?”, lui stesso ebbe a rispondere che “questa” è “la rappresentazione” di una pipa, o per meglio dire l’idea immagine che se ne ha. In un’opera di scultura, questa verità è ancora più evidente e inequivoca. Ma c’è di più. L’arte “moderna” – mutata nell’uso che se ne fa nell’era della fattualità oltre che della “riproducibilità tecnica” (W. Benjamin) – non vuole o non è più interessata a “documentare” il noto e il visibile, quanto piuttosto a dare forma & immagine a ciò che è, seppure “invisibile agli occhi”.

Una considerazione quest’ultima che ci permette di ri-guardare e apprezzare le opere di Bevilacqua considerandole un unicum produttivo, quale che sia la materia e il grado di astrazione voluto e attuato dall’artista. Un’operazione creativa con la quale l’idea prende forma seguendo una linea ascendente e circonvenente, volta a con-figurare nella materia l’entità plastica voluta. Una controllata ed evolutiva astrazione della forma la sua che si delinea e si dispiega, nello spazio e alla vista, in maniera totalizzante, finalizzata a realizzare ciò che si vuole che sia, a ‘materializzare’ quel che resterà vivo, presente e visibile nel successivo e fatalmente sempre diverso spazio e tempo.

Giuseppe F. Pollutri

Dal Catalogo “Forma e immagine in Gianfranco Bevilaqua”, Presentazione della Mostra – Ed. Art Work Vasto, 2018


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> Donna luna, 1990 <

 

 

Mostra di scultura (produzione ‘figurativa’)
Opere e grafiche preparatorie

Dal 10 al 16 agosto 2018
Palazzo D’Avalos – Sala Comunale “Vittoria Colonna” (inizio Belvedere di Via Adriatica, in fondo a Piazza del Popolo).

Orario al pubblico: dalle ore 18,00 alle 23,00.

Apertura venerdi alle ore 18,00
Presenza dell’artista in tutto l’arco di tempo dell’Esposizione