Le mistificazioni sull’emigrazione italiana

migranti belgio

Ad ogni tragedia che ha colpito in qualche modo il mondo dell’emigrazione, presente o passata che sia, torna prepotente la mistificazione dell’emigrazione italiana del primo dopoguerra paragonata a quella di questi ultimi anni. C’è un solo elemento in comune, l’emigrazione, il resto è mistificazione e dispiace che sia il presidente della Repubblica che il ministro Moavero si accodino alla versione politicamente corretta tanto cara alle sinistre. Questa è mistificazione per tanti motivi, dato che gli italiani che andavano in Belgio ci andavano su “invito” nel senso che l’Italia forniva manodopera, 2.000 uomini per le miniere: ci andavano in treno che, anche se maleodoranti e più simili a carri bestiame, non naufragavano né per incidente, né volutamente; ci andavano sulla base di un accordo (20 giugno 1946) con il governo belga che prevedeva, in cambio della manodopera (pagata pochissimo per lavori rischiosissimi), combustibile fossile, necessario per la ripresa industriale. Sui treni veniva effettuato il primo controllo con un medico ed agenti di polizia per individuare malati o, comunque, gente non idonea (come ad Ellis Island in America): non parliamo poi del trattamento riservato soprattutto agli italiani considerati come bestie ed alloggiati in tuguri e privi delle più elementari norme igieniche. Nessuno dei nostri migranti fu alloggiato per mesi senza far niente, nessuno dei nostri migranti pretendeva alcunché, si doveva procurare il cibo da soli e doveva cucinarselo spesso in condizioni di fortuna! Paragone indecente ed indegno, soprattutto nei confronti di quelli stessi che oggi qualcuno ricorda con accenni ipocriti: così abbiamo un Martina che se ne esce con una frase che dimostra tutta l’ipocrisia della sinistra “Dalle miniere di ieri ai campi di oggi: bisogna ancora combattere”. Roberto Saviano profonde tutta la sua commozione letyteraria “A Marcinelle morirono a mille metri di profondità 136 italiani. Li chiamavano ladri, sporchi, stupratori, invece erano lavoratori e schiavi”. Prosegue poi con un lirismo da film horror “Il nostro sangue è sui confini di tutti i continenti in cui chiedevano di entrare”. Ecco dunque la retorica portata a vilipendere i minatori di Marcinelle. Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia, emette un comunicato molto più articolato in cui evidenzia lo stato di abbandono e di schiavitù in cui sono tenuti “questi meravigliosi lavoratori”, lo stato di pericolosità dei mezzi di trasporto e la mancata collaborazione delle aziende agricole. Lasciando stare la retorica di Saviano che non sa più a che santo votarsi per far parlare di sé, ma sono le dichiarazioni di Martina ed Emiliano che costituiscono un vero e proprio atto d’accusa nei confronti di … Martina ed Emiliano! Insomma questi due signori sono stati l’uno ministro per l’agricoltura per ben quattro anni, tirando fuori una legge che non viene applicata  e l’altro è l’erede di quattordici anni (e ribadisco quattordici anni) di sinistra  amministrazione della regione Puglia! Le conclusioni le lascio al lettore  invitandolo a dirle sottovoce, magari solo pensandole, per non incorrere nel reato di calunnia. Castrazione politica!

Nei giorni in cui a Roma sembra vicina una soluzione per il Baobab di via Cupa - il centro di accoglienza gestito da volontari che potrebbe trasferirsi all'ex Ittiogenico - a pochi chilometri dalla Capitale, a Fiumicino, i cittadini scendono in piazza contro l'arrivo di una cinquantina di immigrati che saranno ospitati in una struttura ad Isola Sacra, Roma, 11 Luglio 2016. La protesta, cominciata dopo il tamtam sui social network, Ë continuata anche oggi con cori e striscioni anti-profughi. "No agli immigrati", Ë stato scritto sulla palazzina che sar‡ usata come struttura di accoglienza e dove sono arrivati i primi 20 ragazzi, 17 da Costa D'Avorio e Ghana e 3 dall'Eritrea. ANSA/ MASSIMO PERCOSSI
Elio Bitritto