Cappuccetto rosso … di vergogna

ATTORI NERI

Jakob e Wilhelm Grimm, meglio noti come i Fratelli Grimm hanno scritto diverse favole, tra queste Biancaneve e i sette nani: ebbene in nome di una Non cultura, di questa fiaba si sono impossessati con destrezza alcuni africani residenti a Milano. Cosa è successo? Una evoluzione di quella che si può definire “sostituzione etnica” con una “semplice” ed artificiosa  operazione di sostituzione culturale, spacciata per opera teatrale.

Compagnia del Teatro delle Albe, attori legati alla associazione di Mandiaye N’Diave, regista senegalese scomparso da qualche anno, ambientazione l’ex ospedale Pini di Milano, trama: Cappuccetto Rosso diventa un migrante africano (invece che una bambina “bionda, occhi azzurri ed ariana al 100%!”) in giro per la Savana, sotto un sole ferragostano (invece che in un tratto della Foresta Nera solcata da armoniosi torrentelli) con sullo sfondo una capanna di fango e paglia (invece di una graziosa casetta con veranda, camino che fuma e fiori), titolo “Thioro, un Cappuccetto rosso senegalese”. Dimenticavo: il lupo cattivo viene sostituito da un animale ben più “nobile” la iena (non sappiamo se ridens per l’enormità della violenza culturale per altri motivi).  La regia è affidata a Alessandro Argnani che così dichiara «la fiaba è capace di raccontare e contrastare l’ignoranza che ci porta ad avere paura dell’altro” e l’interpretazione a due attori adulti (altro stravolgimento) Adama Gueye e Fallou Diop (ma non si capisce chi  dovrebbe essere Cappuccetto Rosso, chi la nonna, chi il cacciatore dato che entrambi gli attori sono maschi). Un paio di riflessioni mi sento di dover fare: la prima si riferisce al ruolo delle fiabe, per lo meno nella cultura occidentale, ruolo che ha una funzione educativa in un contesto culturale consolidato dalla tradizione; l’altra riflessione si riferisce alla incapacità di trovare, all’interno della cultura senegalese una fiaba che potesse spiegare lo stesso concetto. Tra l’altro nella cultura senegalese le fiabe esistono anche e rappresentano la tradizione di quel Paese che, tra i suoi uomini di prestigio vanta tale Léopold Sédar Senghor, già Presidente  del Senegal, poeta tra i massimi esponenti della “negritudine” al punto di essere eletto presidente dell’ Académie française il 2 giugno 1983, diventando, di fatto, il primo africano a sedere nella prestigiosa istituzione. Francamente questa operazione di “saccheggio” intellettuale poteva essere evitata.

Ora supponiamo, per puro spirito di provocazione, che la favola dei fratelli Grimm mantenga l’ossatura originale ma che, al posto del lupo  ci sia un nero assatanato (o anche due…) che molesta e tenta di stuprare Cappuccetto Rosso e viene salvata da Salvini: sarebbe tanto distante da alcuni episodi che si sono verificati in Italia?

Elio Bitritto