Davigo, “presunti innocenti colpevoli fino a prova contraria” e presunti magistrati

magistrato di spalle

Non è una primizia ma vale la pena tornare sull’elezione di P.C. Davigo al CSM per capire quale tipo di magistratura ci aspetta. In realtà il virgolettato del titolo è una sorta di  risposta  ad un altro famoso detto, attribuito ad A. Moro “convergenze parallele”: in pratica frasi che, a mio parere denunciano lo stato mentale di chi le pronuncia. Lasciamo stare Moro e torniamo a questo novello Torquemada per il quale … non esistono innocenti ma solo colpevoli non ancora eletti  (si riferiva ai deputati). Il che ci riporta ad  un altro personaggio, di ben diversa statura intellettuale, tale Franz Kafka, praghese, romanziere, i cui lavori riflettono in modo evidente i suoi incubi: in questa sede lo voglio accostare ad un suo romanzo “Il processo” il cui protagonista, Josef K., è un impiegato di banca che viene svegliato un mattino da due persone che lo dichiarano in arresto, ma non si sa per quale reato, restando peraltro libero o, come si dice oggi, a piede libero. Ciò gli consente di fare una vita “normale” costellata però dall’incubo di una vana ricerca volta a conoscere in tribunale le motivazioni del suo “arresto” per potersi difendere. Certamente ha ragione Davigo quando dice che in Italia esistono poche prigioni ed ha ragione nel dire che i politici che rubano dovrebbero vergognarsi coniando un’espressione che ha fatto il giro del mondo “i politici non hanno smesso di rubare, hanno smesso di vergognarsi” facendo così, all’italiana e come un qualsiasi tifoso da bar, di tutt’erba un fascio. A questo punto mi chiedo come ci si possa fidare della serenità di giudizio di simile personaggio, giusto facendo riferimento a “Il processo”, soprattutto in vista di una riforma della Giustizia che prevede l’abolizione del “giusto processo”, eliminando di fatto la prescrizione e tenendo l’accusato in una sorta di limbo, in pratica l’equivalente di “fine pena mai” trasformato in “fine processo mai”, senza alcun contrappeso per il magistrato che non lavora, senza alcun contrappeso per il magistrato che sbaglia e che ha, comunque le spalle coperte dallo Stato. E, riprendendo lo stesso concetto espresso da costui, si potrebbe affermare, con la stessa improntitudine, che i magistrati non solo non pagano per gli errori giudiziari che commettono ma non se ne vergognano neanche e, conseguentemente, che sono tutti incapaci E poiché il gatto è associato alla volpe, non poteva mancare l’intervento politico di Spataro che da Torino parla di sequestro di persona a proposito della nave Diciotti: anche in questo caso l’attenzione di una certa parte della magistratura è “strabica” e già in quanto tale induce a pensieri poco ortodossi nei confronti di certi personaggi “al di sopra di ogni sospetto”: tre scimmiette quando Renzi s’è venduta l’accoglienza dei migranti all’UE e nessuna attenzione per un intervento del Capo dello Stato che, a mio modesto parere, appare fuori della norma a proposito ancora della Diciotti. Purtroppo credo che neanche quando andranno in pensione certi magistrati smetteranno di essere giudici e giuria, al di sopra della volontà del popolo. Magari faranno come Grassi, meteora ed emblema di un certo modo di essere.

Elio Bitritto