Scambio di battute sull’utilizzo del D’avalos.

Palazzo_DAvalosScambio di battute tra Michele Piccirilli, rappresentante dell’associazione di Tutela della Ventricina del Vastese ed il nostro direttore Peppino Tagliente.

Oggetto della discussione l’utilizzo di Palazzo D’Avalos per manifestazioni come quella del Festival della Ventricina, che Tagliente aveva definito giorni fa in un articolo apparso su queste colonne improprio ma soprattutto pericoloso per la conservazione dei tesori che vi sono custoditi.

Scrive Piccirilli.

“Egregio dott. Tagliente,

ho letto un articolo a sua firma sulla modalità di svolgimento del Festival della Ventricina. Questa iniziativa é stata intrapresa dall’Associazione di Tutela della Ventricina del Vastese una realtà che riunisce nove produttori che hanno deciso, dopo aver svolto l’iniziativa negli anni passati nei paesi dell’entroterra Vastese e San Salvo, di essere a Vasto, una fantastica cornice dove con grande dispendio economico stiamo presentando il prodotto Ventricina del Vastese. Vista il posto che ci ha accolto abbiamo osservato e rispettato tutte le norme per la realizzazione dell’evento, cercando di arrecare meno fastidio possibile alle attività commerciali presenti. L’ associazione riunisce nove produttori che eroicamente cercano di creare un tessuto economico, di creare sviluppo economico per l’entroterra, si tratta di una bella storia iniziata nel 2010 per questo la invito a conoscerci meglio, io con i miei amici produttori siamo disponibili. Michele Piccirilli.

Risponde Tagliente.

Egregio signor Piccirilli, amo tanto la Ventricina ed apprezzo tanto i produttori di questo magnifico insaccato che non non sarei mai neanche sognato di polemizzare con gli organizzatori del Festival ad esso dedicato svoltosi in questo fine settimana. Se avrà la bontà di rileggere la nota che ho ritenuto di scrivere in proposito si accorgerà che i miei strali sono infatti tutti indirizzati nei confronti di coloro che hanno pensato di destinare una sala al piano terra di Palazzo D’Avalos  (la Sala Michelangelo, per la precisione) alla preparazione di cibi cotti al sugo di ventricina con tanto di ingombro di bombole di gas, di forni e fornelli. La ragione alla base di questa mia polemica non scaturisce perciò, come qualcuno ha stupidamente voluto far credere, da un atteggiamento di tipo intellettualistico, o peggio snobistico (che non mi appartiene)  di veder mescolati sapori di carne suina con saperi di altissimo livello, ma dalla preoccupazione che da questo utilizzo gastronomico delle sale del d’Avalos possa o potrebbe derivare un qualche nocumento alle preziose tele di Filippo Palizzi esposte nella Pinacoteca al piano superiore e rappresentare un pericolo (ipotetico quanto si vuole, ma pur sempre un pericolo) per l’intero complesso museale. Riesce ad immaginare cosa potrebbe accadere in caso di cattivo funzionamento di una bombola di gas? Mi fermo qui, sorvolando su altri aspetti altresì non msrginali relativi alla vigilanza ed alla assicurazione sui quali mi sembra di poter dire ci sia stata molta leggerezza da parte di chi ha concesso le autorizzazioni. Non me ne voglia dunque, caro Piccirilli. Ho scritto quel che ho scritto per richiamare l’attenzione sull’uso improprio che spesso si fa del nostro Palazzo d’Avalos e sulla superficialità con cui viene gestito questo nostro importante prestigioso contenitore culturale per il quale necessita come ha sostenuto il consigliere comunale Avv. Alessandra Cappa a margine di questa vicenda, una direzione affidata direttamente alla Sovrintendenza ai beni culturali.  Lei con la beneamata ventricina non c’entra proprio nulla. Cordialità.

Peppino Tagliente

 

20180712_135135