No, forse non è piu un’Italietta

 

Non è all’emergenza di un’italietta a cui stiamo assistendo, ma ad un ruolo da protagonista di una rinata, grande, nazione italiana

bandiera italiana

Ha scritto Marco Damilano: ‘Qui c’è l’idea di un’Italia piccola piccola, autarchica, chiusa in se stessa e nelle sue paure, un’Italietta”.

Conclusione erronea che non tiene conto dell’emergente centralità di cambio di paradigma storico, ossia del ritorno ad un neo-Rinascimento mediterraneo.

Condivido l’idea che in Italia ci debba essere una forte opposizione, due schieramenti opposti concordi nel rispetto delle regole democratiche del contratto sociale. E il berlusconismo. o quello che ne rimane, è un rudere obsoleto da eliminare.

In realtà quello che sfugge a Damilano è il valore positivo del riemergere del concetto di PATRIA, così come Giuseppe Mazzini l’intendeva, un modello a cui ispirarsi.

L’ecumenismo cattolico, l’internazionale marxista, e il capitalismo selvaggio della globalizzazione sono modelli che si sono rivelati fallimentari. È la civiltà atlantica e la supremazia dei WASP (white anglo-saxon protestants) che è in crisi, anche se il sistema bancario è ancora in gran parte nelle loro mani.

Sta riemergendo la centralità del Mediterraneo come crogiuolo, come incontro/scontro di civiltà. E in questo modello emergente l’Italia non è più periferia, ma centro della storia, a causa della sua posizione geografica.

Non è quindi alla emergenza di un’italietta a cui stiamo assistendo, ma ad un ruolo da protagonista di una rinata, grande, nazione italiana.

Il ritrovato orgoglio nazionale del governo attuale permetterà all’ Italia di svolgere un ruolo nuovo, centrale, come mediatore tra Europa, Africa e Asia.

L’Italia fu grande quando obbligò il Sacro Romano Impero germanico a latinizzarsi e trovò, nei liberi comuni, nelle repubbliche marinare e soprattutto nella figura di Federico II di Svevia i suoi protagonisti.

(Filippo Salvatore )