L’Aquila. Senza memoria non c’è futuro.

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” Senza memoria non c’è futuro ”

Sono le parole che si adattano completamente a Mario Angelantoni, aquilano che vive a Brescia, ex bancario che ama visceralmente il dialetto con il quale ha scritto sei libri, incluso un vocabolario della ” lingua aquilana “. Mario è nato a L’Aquila nel 1945 ed ha frequentato lì tutte le scuole: L’asilo presso le suore Micarelli, le elementari alla De Amicis, le medie alla Mazzini ed il liceo classico al Cotugno. Si può dire che abbia intrapreso lo stesso mio percorso scolastico ma è solo al liceo che ci siamo conosciuti. Lo vedevo anche sui campi di rugby , quando mi recavo alla stadio con mio padre. Il rugby, per noi aquilani, è lo sport per eccellenza ed è sempre stato al primo posto, primo anche rispetto al calcio. Poi però Mario ed io ci siamo persi di vista, io mi sono sposata ed andata via mentre lui è diventato un ottimo arbitro di quello sport che gli aveva preso il cuore e che ha sempre amato insieme all’alpinismo, discipline che gli hanno fornito, sotto il profilo umano, l’opportunità di stringere amicizie in compagnia delle quali, a distanza di oltre cinquant’anni, trascorre piacevolissime serate. ” Il posto di una vita- dice- è dove ti porta la nostalgia ed il mio posto è L’Aquila. Dopo che è crollato tutto- aggiunge- il richiamo è ancora più forte e conclude con una frase in dialetto, del quale non può fare a meno: ” La nostalgia è ju dolore dello rivinì”. Insomma lui ed io ce la battiamo per l’amore che nutriamo per la nostra città, amore che ci prende fin dentro le ossa e che non ci permette di rimanere distanti per troppo tempo dai luoghi della nostra gioventù che ricordiamo spesso, dopo che ci siamo ritrovati su facebook e dato il via a dei bei conviviali che ci danno la possibilità di ricostruire quel tessuto sociale che si è perso dopo il 2009 o almeno lo speriamo. Nel suo ultimo libro, intitolato ” La Schiumàrola ” (mestolo forato)- conferma di essere un’eccezionale memoria storica dell’Aquila: “un vulcano letterario  in continua eruzione, ricordando fatti e personaggi”, dice Dante Capaldi che ne ha curato l’introduzione. Ed è così: Mario ci presenta tanti nostri concittadini che hanno fatto la storia della città, ci riporta alla mente aneddoti che magari abbiamo dimenticato o ci fa vivere quelli che gli sono capitati quando se ne è andato.ed è piacevolissimo leggere di quanto sia rimasto ancora il ragazzo un po’ birichino, diciamo così, della nostra beata gioventù. Angelantoni però non è solo uno scrittore, è anche uno che ” solu co’ n’accetta, mazza e scarpellu “, riesce a far uscire fuori un Gesù Cristo che nasce però da una birichinata, che viene descritta nel racconto breve, intitolato ” Ju Gesù Cristu me” nel quale narra di come a Sondrio, città nella quale si trovava per lavoro, durante una passeggiata aveva visto a terra degli alberi di mele, spiantati da un contadino per impiantare una vigna. Visto il contadino aveva chiesto se potesse  averne uno pagandolo a prezzo di legna da ardere. Il contadino ” scarpe grosse e cervello fino” gli rispose che doveva chiedere alle sorelle. Il giorno dopo ritrova lo stesso contadino che gli  spara una cifra iperbolica: 200.000 lire! Mario gli risponde che non era interessato ma, siccome per lui fare una scultura con un melo era diventata “nu chiò fissu”, un paio di sere dopo, con la luna piena, chiamò un amico che possedeva un Ape 500 ed insieme caricarono l’albero e lo portarono alla baita dell’amico. Lì nacque questo Gesù Cristo.

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Mario è così: un eterno ragazzo che ha ancora  tanta voglia di godere appieno della vita, che spazia attraverso molte discipline artistiche e che riesce a strapparci tanti sorrisi mentre parla di biastime ( maledizioni), benedizzio’ (benedizioni ), de ju Baro’ ( il barone), di Gianni Mandulinu, di Trosolo’,si potrebbe continuare per ore a citare tutto quello che descrive ed è bello leggerlo perché ritrovi il tessuto sociale che ci apparteneva e che la memoria magari aveva cancellato. Cosa augurare allora a lui? Che continui a farci sorridere nonostante il dolore per quello che ci è successo, con la speranza che la nostra amata città possa tornare quella che era prima e che lui ed io possiamo avere ancora tanto altro tempo per placare questo nostro rimpianto di non essere a casa. Ciao Mariolì.

Anna Maria Orsini
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