Saviano mente

roberto-saviano plagio

Saviano al solo pensiero che Salvini gli revochi la scorta è andato su tutte le furie e, come si sa, se la mente è scossa dall’ira, possono nascere eventi non più controllabile. Cosa ha dunque fatto, o meglio detto, il prode Saviano in odore di plagio? in un post ha accusato Salvini di essere stato eletto in odore di ‘ndrangheta producendo quelle che definisce fatti, cioè prove. Cosa dice dunque questo signore? Salvini è stato eletto in Calabria (e già questo è sospetto per una vestale della lotta alla ‘ndrangheta): poi ad un suo comizio a Rosarno erano presenti uomini della famiglia Pesce definita dallo stesso storica famiglia della ‘Ndrangheta di Rosarno», affiliata alla famiglia Bellocco, potentissima organizzazione di narcotrafficanti– Ergo c’è un nesso di causalità tra Salvini e la ‘drangheta. Per fare chiarezza al signor (?) Roberto Saviano ed ai suoi estimatori basterebbe leggere le carte senza la mortadella, pardon la ‘nduja, sugli occhi. Salvini era capolista in cinque collegi plurinominali, le regioni Lombardia, Liguria, Lazio, Calabria e Sicilia. È risultato eletto in 4 di essi, fatta eccezione per la Sicilia dove il seggio di quel collegio è scattato a Fratelli d’ Italia. Il famigerato “rosatellum”  prevede che, se il candidato è eletto in più collegi, la sua elezione viene registrata nella regione dove ha avuto la minor percentuale di voti, cioè la Calabria! In pratica l’irascibile e tronfio Saviano  ha indirettamente certificato l’esatto opposto di quanto subdolamente dichiarato. Tornando al dramma personale di Saviano, questo bipede in odore di plagio, o è stato informato male o, più probabilmente, ha interpretato a modo suo una risposta di Salvini alla domanda circa la necessità di mantenergli la scorta: questi ha semplicemente detto ciò che doveva dire: la decisione sulla assegnazione (e la conservazione) della scorta è decisa dagli uffici competenti del ministero e non dal Viminale che  non ha alcun potere decisionale in merito, se non un potere di controllo formale sulla decisione finale decisa da tutta una serie di argomentazioni che esulano dalle competenze e dai poteri del ministro. Dare dunque del “Ministro della malavita” e del “buffone” a Salvini non solo è falso ma configura il reato di diffusione di notizie false e tendenziose, oltre che di offesa ad un organo dello stato. Nella sua infinita presunzione sarà in grado di capire? ne dubito molto. Credo che potrebbe chiedere la cittadinanza francese a quel suo omologo che risponde al nome di Macron che si crede “grande” solo perché nel suo nome compare “macro” che significa “grande” (anche se solo “grande” cafone).

Elio Bitritto