Via i fascisti dal governo

renzi-duce

Ebbene sì! finalmente l’era dei fascisti al governo è … finita! Via  il gruppo più numeroso, quello del pd, via quel figlioletto con problemi di crescita, “leu”, via, ma è stato un aborto spontaneo, quello di sinistra e libertà dell’omosessuale Nichi Vendola in cui erano più i partitini confluiti che i parlamentari, via soprattutto un presidente della camera che ha impersonato il potere fascista in modo particolarmente inadeguato e che, però, ha infettato la lingua italiana in modo forse permanente perché si continua a declinare al femminile una serie di cacofoniche interpretazioni personali. Fascisti finalmente alla opposizione e, essendo fascisti, una opposizione becera che contagia i partner europei che, non avendo più calabrache con cui “dialogare” si trovano uniti nella difesa del fascismo di Monti, Renzi, Letta e Gentiloni. L’unica differenza con quello vero, maschio, storico, irripetibile, l’olio: di ricino, una volta, di vasellina ieri ma sempre finalizzato a creare problemi al lato B. E così abbiamo la schiuma alla bocca di Martina, l’ex ministro della Agricoltura che in Europa si è fatto imporre il CETA, l’accordo economico e commerciale globale che penalizza i Paesi del Mediterraneo e soprattutto l’Italia con le sue eccellenze, i suoi brand ormai alla portata di tutti: ed è sempre quello stesso ministro che accetta, in nome della solidarietà ai Paesi della sponda sud del Mediterraneo, di far entrare senza dazio i prodotti agricoli simili a quelli italiani, come olio e agrumi soprattutto causando un danno forse irreversibile ai produttori italiani. E questo signor Martina è sempre quello che ha consentito che i grandi prodotti italiani potessero essere copiati e fatti passare per italici: insomma un bell’esempio di … Martina. Che dire (uno a caso) di Del Rio, evanescente figura di laudator maximus di Renzi, quello dello sciopero della fame a ratein crisi di presenzialismo, che per far notare che esiste ancora attacca moralmente il neo Presidente del Consiglio perché nel suo discorso programmatico NON ha ricordato il nome del fratello di Mattarella, assassinato dalla mafia: questo minus habens, una sorta di signor nessuno fino a ieri, innesca una polemica morale (secondo il suo modesto parere!) tanto inutile, quanto tardiva perché non è consentito ad un capo di governo dimenticare una pagina di storia così importante per il Paese: sarei curioso di sapere se l’espressione “ce l’ho sulla punta della lingua … “ l’ha mai sentita. Sarei anche curioso di sapere se ha mai ricordato gli eccidi, a guerra finita (ripeto A GUERRA FINITA) perpetrati dai compagni rossi della sua Reggio Emilia quando ne era sindaco. Due esempi, ma di fascisti nel passato governo ce ne sono quanti ne volete a cominciare da quel buontempone con quella faccia da bonaccione che risponde al nome di Fiano, quello dei busti di Mussolini, con la differenza che anziché  la mano tesa, si presenta con un dito, un solo ditino, teso alla reprimenda. Chiudo con un doveroso accenno a Renzi, sempre più uomo di spettacolo, serio concorrente di Grillo per le battute paradossali con cui ha imbastito la sua replica, mancato guitto da cabaret che invece delle piazze italiane, si concede, dietro pagamento ed invece di vigilare in senato sulla democrazia messa in pericolo da Salvini e Di Maio, ai salotti cinesi, americani ed europei. Ecco mi sono sfogato: ma noi vigileremo perché i fascisti del pd ed associati non tornino a tormentare le italiche genti con la vasellina.

Elio Bitritto

martina        Delrio_Renzi_L