Il nuovo Governo, i diritti sociali e … (lettera al direttore)

Lettera al Direttore

Il nuovo Governo, i diritti sociali e la rituale speranza del “santo” popolo italiano

Articolo-3-della-Costituzione-Italiana

Fatto il governo, Direttore, ancora verrà … gabbato lo santo? Questa volta speriamo di no. Non perché quest’ultimo si è detto “del cambiamento”, ma perchè chiaramente lo caratterizza una marcata discontinuità rispetto agli usi e mal-costumi di forze politiche che tradizionalmente concorrono all’agone pubblico semplicemente “per vincere”, per “stare” nelle istituzioni, supponendo che il fatto stesso sia “progressivo”, e che di per sé il “partito della verità” di turno possa portare felicità e benessere … !

Noi, appartenenti alla gente della vita quotidiana, … “popolo” sottoposto di norma alle leggi di chi “ha vinto”, e che poco o null’altro, oltre il diritto al voto “può dimandare”, sappiamo che la realtà nota e abituale è ben diversa. Sappiamo che la classica rilevazione statistica per cui un italiano ‘mangia’ a testa un pollo-e-mezzo, poco dice e poco sazia quelli, i molti ormai, che se proprio non frequentano le mense della Caritas, difficilmente riescono a sfamarsi (e magari a curarsi) a dovere. Sappiamo che le puntuali rilevazioni del Censis sui “soddisfacenti dati occupazionali” fumo mediatico che immediatamente i governativi spacciano per arrosto – lasciano il tempo che trovano, e col “il culo per terra” sempre e comunque chi è privo di lavoro vero (non precarizzato, non da sfruttato o mobbizzato), privo di affidabile e costante reddito quotidiano, senza una vera prospettiva per il futuro.

Negli ultimi anni – Direttore – partiti e movimenti di governo e di opposizione, tutti hanno fatto a gara per inventarsi formule o spot comunicativi che proclamino la loro “preoccupazione” per “i problemi veri della gente”, enunciando progetti per assicurare “a tutti” un reddito “di cittadinanza”, “di inclusione”, “di dignità”…, una sorta di ricorrente manna che piova dallo Stato nel deserto del sempre più ampio e sofferto disagio sociale. E mentre la “fiction” è in scena nelle televisioni e in Rete, si dà il caso (ad essere concreti), che chi scrive (non diversamente da altri, immagino) nell’approntare quella pur minima annuale dichiarazione dei redditi (casa d’abitazione e pensione, immaginarsi che proventi!), si sta chiedendo se, dopo aver dovuto provvedere ai bisogni alimentari e sanitari non meno di un figlio ormai adulto, ma rimasto tutto l’anno disoccupato (e dallo Stato bellamente dimenticato), possa portare in detrazione/deduzione tali ineludibili e documentate spese, anche se lui non è più da dirsi fiscalmente a carico e per residenza un “convivente”.

Confesso che, ritenendo che lo stato (“le leggi”) debbano operare secondo buon senso, se non secondo giustizia e provvidenza sociale, qualche speranza la sto nutrendo a tal proposito. In fondo – mi dico – tali agevolazioni fiscali lo Stato li riconosce ad un cittadino contribuente persino per donazioni a operatori e associazioni culturali, e persino ai partiti (!). Per cui, non rilevando sulle “Istruzioni” date in materia fiscale alcun chiaro appiglio o fondamento a tal proposito, ho chiesto appuntamento per una consulenza all’Ufficio delle Entrate. Un “…hai visto mai!” (abbiamo pensato in famiglia) che il diavolo della burocrazia non sia brutto come sovente appare e quasi sempre si dimostra? Pure, è facile prevedere che non ci sia nulla da fare. Dura la legge, ma è la legge…, come ben sappiamo. E così, io e sua madre, dovremo soltanto dirci e augurarci un “Se Dio vuole, noi ancora campiamo”, e nostro figlio, da parte sua, dovrà pensare: “Almeno i genitori, con la loro pensione, con quel che hanno risparmiato e messo a frutto, ancora ce li ho”! Ma, come non aggiungere che pur rendendo grazie e lode al Padre nostro che è nei cieli, difficilmente il nostro può dirsi uno Stato “sociale”, e quella italiana una Comunità “equa e solidale”, fautore di “diritti sociali”, oltre che quelli detti civili?

Fatto il Governo, come Dio e … il Colle ha voluto, come il Parlamento ha ora a maggioranza sancito, si potrà sperare – Direttore – che per i tanti nostri figli o nipoti, o persino per padri e madri di altrettanti figli si realizzi la concreta possibilità di avere un … reddito per l’esistenza, soprattutto dignitosamente da lavoro, ad opera di uno Stato che si scopra e si dimostri “provvidente”, secondo una sua dovuta, vorrei dire ‘etica’ funzione? Possiamo sperare (meno filosoficamente) che la classe politica ascesa “la dove si puote” non abbia ancora a “gabbare” “lo santo” popolo?

(L.S.)

stato e cittadino (g almirante)