Vasto – La spiaggia di Punta Penna … la verifica

a ordinanza punta penna

Ne abbiamo già parlato diffusamente ieri ma, dato che sono convinto che le affermazioni debbano essere provate, questa mattina (temperatura più che accettabile e senza sole) mi sono recato alle ore 06,35 presso la struttura informativa della riserva posta nella zona industriale ed ho affrontato il sentiero “caprino” per scendere in spiaggia: credo che al di là del mio personale giudizio e delle foto sarebbe opportuno che chi di dovere, in pratica tutti, facciano la stessa cosa e valutino le difficoltà rappresentate dalla presenza di rami, erba, rovi, gradini sconnessi e fondo estremamente sdrucciodevole, oltre che di uno smottamento di terreno che inevitabilmente si attiverà in caso di pioggia. Tempo impiegato 3 minuti senza “vincoli” di alcun genere. Le stesse difficoltà per il ritorno, compiuto però in 4 minuti  e con il fiatone. Credo che una famigliola con beni di conforto e bambini piccoli corra pericoli seri oltre che arrivare sfiancata in cima. A questo punto mi reco in viale Marinai d’Italia, oggetto della ordinanza n° 6. Parcheggio in uno dei 26 (ventisei parcheggi) e mi avvio alla spiaggia: rapidamente raggiungo l’area a parcheggio delle moto e ne conto oltre un centinaio considerando che noto un segnale verticale di sosta concessa, sempre alle due ruote, anche al di là della sbarra. La strada sterrata è certamente più agevole del sentiero caprino ma vedo quello che solo ipotizzavo, una famigliola costituita da una signora, un adolescente, un maschietto sui sette anni ed una bimba che si presenta e dichiara la sua età, cinque anni. Il passaggio attraverso i tre paletti (dissuasori?) delle “attrezzature” di conforto, costituite da sedioline, ombrellone, asciugamani, stuoie, ricambio costumi, ed altro poco o meno visibile, già disagevole alla prima sbarra, diventa molto più complicata alla seconda per via dei paletti forse èpiù ravvicinati o di una certa imperizia: arriviamo alla passerella che porta alla spiaggia, chiedo alla signora cosa pensa dell’ordinanza ed il suo pensiero, sia pure meno drastico, coincide con il mio: comunque continuerà a frequentare quella spiaggia. Andata 3 minuti e ritorno in cinque, ovviamente sempre da solo e senza annessi e connessi di oggetti e familiari. Ripeto quanto detto all’inizio: perché alcuni sì ed altri no? perché, da parte delle preposte autorità, non fare una prova fisica, magari in un’ora canonica e con le attrezzature per verificare sia la correttezza delle mie affermazioni sia la “fatica” cui sottostare? In sostanza a chi è dato di fruire della Riserva? O si deve pensare che la riserva sia una vera e propria … riserva? Infine consiglio vivamente di leggere cosa c’è scritto sulla panchina posta lungo lo sterrato teneramente avvolta dalle erbacce (o sono solo tenere erbette da tutelare e lasciar crescere visto che si trovano nella riserva?) e trarne il dovuto insegnamento.

Elio Bitritto

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