‘In riva al mare…Vasto. Poesie di Fernando D’Annunzio

dafioFernando D’Annunzio ha dato all stampe in questi giorni “In riva al mare… Vasto”, volumetto in cui raccoglie il meglio della sua più recente produzione.

Il poeta dialettale vastese ha riscosso molti succcessi negli ultimi anni ed ha al suo attivo premi e riconoscimenti sia a livello regionale che nazionale.

La prefazione a “In riva al mare… Vasto” è di Giuseppe Tagliente che scrive:

“L’anelito espresso dal caro Fernando di poter diventare nu pittore nghi li chilure prunte a tutte l’ore trova riscontro in questa silloge nella quale ha riunito le sue poesie più belle degli ultimi anni, alcune delle quali hanno guadagnato premi e menzioni nei tanti certami a cui è chiamato a partecipare. Con In riva al mare… Vasto, che arriva a distanza di diciassette anni dalla prima raccolta, intitolata Nghi tutte lu core, D’Annunzio dimostra di aver raggiunto la piena maturità artistica e di potersi davvero fregiare dell’ambito titolo di pittore in versi della sua terra e del suo mare. Tavolozza e pennello,

armamentario della sua poetica è anche qui il dialetto, in questo caso l’abruzzese e non il vastese, che sa adoperare come pochi e con cui riesce a modulare meglio le corde della sua ispirazione e del suo estro artistico. L’idioma abruzzese, benché mi piaccia segnalare che sia improprio parlarne come se esistesse davvero una Koinè regionale, gli consente di raggiungere momenti di grande espressività e suggestione, a riprova del fatto che in poesia quel che conta è la forza, la capacità di saper trasmettere attraverso il mezzo della scrittura emozioni e suggestioni. Senza scomodare mostri sacri della letteratura che in alcuni componimenti dialettali hanno raggiunto vette di liricità superiori di gran lunga a quelli in lingua, uno per tutti il Pier Paolo Pasolini di Poesie a Casarza, va detto che il dialetto, così ricco di fonosimbolismi ed onomatocismi, così elementare ed essenziale da essere definito lingua degli affetti e della memoria, consente a Fernando D’Annunzio di dare il meglio della sua vena poetica che gli viene dall’osservazione degli amati paesaggi di questa nostra terra e di questo nostro mare… Vasto e dal ricordo di frammenti di vita vissuta nella giovinezza. L’uso del dialetto diventa così un modo indiretto ma significativo per marcare criticamente e malinconicamente la distanza tra quel passato e questo presente (dove l’uso del dialetto è diventato purtroppo marginale) e per alleggerire il peso di riflessioni filosofiche o moralistiche che influirebbero altrimenti in maniera negativa sul ritmo e sulla musicalità del verso. Ne scaturiscono versi di grande fascino evocativo, come questi:

‘N orizzonte pulite i vidéve,

nu mare bbèlle che mi ‘ncuraggiàve,

‘na varichétte nghi la véla bbianghe

che fore fore allore mi purtàve.

Mo nuvulùne e nnèbbie ting’ annènde

e l’orizzonte è sèmpre cchiù sfocate,

lu mare è tròvete e mi fa paure

e chila varichétte s’è ‘ffunnàte.

oppure di singolare gradevolezza melodica quando fa ricorso,ad esempio, alla ripetizione degli aggettivi a mo’ di superlativo, tipico della parlata paesana:

azzarse la matine prèsti prèste’,

vide spunta lu sole rossci rossce

e arillucià lu mare soccia socce,

sinti ‘n bacce lu vènte doggi dogge.

Un bel libro di poesie, che vale davvero la pena di leggere, questo di Fernando, un amico col quale condivido la passione per tutto ciò che sa di questa terra e di questo mare, possibilmente a voce alta, per gustarlo meglio, come si faceva una volta.

(per gentile concessione di Noivastesi diretto da Nicola d’Adamo)