Ignoranza, incompetenza o caccia alle poltrone?

vespasiani

In realtà un po’ tutti siamo ignoranti ed incompetenti, dipende dalla consapevolezza che ciascuno di noi ha dei propri limiti: è un processo che richiede innanzi tutto un minimo di capacità di autocritica che emerge da frequentazioni, letture, studio, sensibilità, ecc.., caratteristiche che si acquisiscono con l’esperienza di anni a meno che non si sia dei geni in politica, nelle scienze o in qualsiasi altro campo. Ebbene a me pare che, con il dovuto rispetto ad un ragazzo che è stato fatto emergere, diciamo un  po’ costruito a tavolino ed un po’ spinto da nobili intenti, ci sia qualcosa che non vada nel leaderino dei 5S. Chi si mette in politica sa bene che l’espressione “mai dire mai” è un non senso perché solo in presenza di un “pensiero unico” (leggi dittatura) non si accettano o non si scende a compromessi su alcuni o tanti aspetti. Che poi ci sia qualcuno che si arrampica sugli specchi, senza ventose, come fa Di Maio (o chi per lui) ci può anche stare ma affermare come una verità assiomatica che “accordo” (come quello prospettato al PD) sia diverso da una eventuale alleanza con il centro destra, appare assolutamente strumentale. Un rapido sguardo al dizionario dei sinonimi e contrari ci fa intendere che tra i sinonimi di accordo, figurano “concordia, compromesso, consenso, consonanza, intesa, sintonia, comprensione, affiatamento, collaborazione,, corrispondenza, assonanza, armonizzazione, conformità, complicità, favoreggiamento, coesione, intesa, patto, concordato, alleanza, coalizione, concordanza“ e magari qualche altro sinonimo che mi sfugge. Ciò posto, volendo andare incontro al ragazzo che ha in uggia Berlusconi, togliamo pure “complicità, sintonia, compromesso” e qualche altro termine: ma allora come si mette con il PD fino a ieri pericolo mortale più di Berlusconi (ma solo perché accreditato di una sonora sconfitta) per i quali i suddetti sinonimi restano? Dopo che per viltade (o arroganza) Renzi fece il gran rifiuto il giovanotto decide, (o chi per lui,)  di tornare al voto non contento delle mazzate prese in Molise e Friuli Venezia Giulia dove gli elettori sono rimasti probabilmente sconcertati da un comportamento per lo meno ambiguo. Il fatto è che lo scopo di Di Maio (o chi per lui) è molto meno nobile, anzi è esattamente quello che rimprovera ai suoi avversari: se convince Salvini da solo, il suo 32% supera il 20%  della Lega e quindi maggiori poteri e maggiori poltrone ai 5S: stessa cosa se convince il PD. Ma tutto ciò non vale più se è la coalizione di centro destra a “pesare” di più! Il motivo è dunque semplicemente ragionieristico (senza offesa per i ragionieri): in presenza di una coalizione maggioritaria, il partito di minoranza (ancorché primo partito in Italia) non può ottenere lo stesso peso politico se non superiore. Ripeto, è una semplice, direi quasi volgare, questione di poltrone perché se la coerenza fosse una caratteristica del Movimento, il buon Di Maio (o chi per lui) NON avrebbe dovuto accettare i voti del centro destra per le presidenze di Camera e Commissioni e non avrebbe dovuto darli per le presidenze di Senato e altre Commissioni. Parafrasando la celebre locuzione di Vespasiano “pecunia non olet” (sì quello dei “vespasiani”) anche il giovanotto (o chi per lui) potrebbe trasformarla in “suffragium non olet”…. E non un giorno sì ed un giorno no!

Elio Bitritto

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