Processi politici?

ciampi e comnso

Non so se l’ultima sentenza palermitana sui legami di mafia tra Dell’Utri, Mori e tanti altri possa definirsi esaustiva del teorema sulla trattativa Stato-Mafia: dà piuttosto l’impressione di un adattamento ad una tesi precostituita non solo perché in precedenti processi, ad esempio, il gen. Mori è stato assolto per la stessa accusa, così come Dell’Utri, ma per il fatto che se si parla di trattative tra Stato e mafia non si capisce dove siano i politici che dovrebbero, in massimo grado, “rappresentare” lo Stato. C’è di più: il riferimento ai favori legislativi che la mafia avrebbe avuto da Dell’Utri “ambasciatore mafia” presso il governo Berlusconi vengono clamorosamente smentiti dai fatti. A questo proposito riporto un mio articolo datato 21.11.2011 in cui questa trattativa Stato mafia aveva forse qualche riscontro quando si pensi a chi aveva tolto il 41 bis, Scalfato regnante, Ciampi presidente del consiglio, Conso ministro della giustizia. Forse l’articolo potrebbe chiarire le idee non solo agli accusatoti “a prescindere” di Berlusconi e Dell’Utri, ma soprattutto a Ingroia prima e Di Matteo oggi, entrambi chiaramente schierati e mi chiedo con quale serenità di giudizio hanno condotto le loro inchieste?

 

Scalfaro e la mafia

“Non ci sto”: e neanche noi!

Il mafioso, secondo Scalfaro  “ È chi vuol fare una legge per se'”. Io aggiungerei che è anche colui che per viltà accetta gli ordini della mafia.

Cosa si nasconde dietro queste mie affermazioni apparentemente campate in aria: in realtà non si nasconde niente, si vuole soprattutto sottolineare l’arroganza di un individuo che alla rettitudine ed alla intransigenza delle leggi nei confronti di altri, ha preferito accettare i diktat della mafia per paura e per viltà: anche se non è questo il peggiore “reato” che si deve attribuire a quello che non a caso è stato definito il peggior Presidente della Repubblica Italiana (grazie anche alle complicità di alto livello che si sono avvicendate nel ruolo omertoso di cui Scalfaro, l’uomo che diceva che la “toga” la si porta per sempre, è stato l’artefice massimo.

Questa la cronaca, scarna, terribile ed indecente: Marzo 1993: i parenti, anonimi, dei condannati per mafia sottoposti al regime del 41 bis fanno a Scalfaro, al Papa, al Presidente del Consiglio Ciampi, al Guardasigilli Conso, a Maurizio Costanzo e Vittorio Sgarbi per indurli ad abolire quel regime carcerario considerato troppo duro.

In attesa di una “risposta” nella notte tra il 26 e 27 maggio, a Firenze, in via dei Georgofili viene fatta esplodere un’auto imbottita di esplosivo che causa la morte di cinque persone, 48 sono i feriti,  oltre ai gravissimi danni alle case ed alla Galleria degli Uffizi; due mesi dopo vengono compiuti altri tre attentati: due a Roma (a San Giovanni in Laterano e San Giorgio al Velabro) ed uno a Milano (in via Palestro) in cui altre cinque persone perdono la vita.

Nel novembre 1993 e nel gennaio 1994 il ministro Conso abolì il 41 bis per circa cinquecento mafiosi.

Fin qui la cronaca che impone qualche considerazione. Nessuno dei destinatari della lettera dei parenti ha mai fatto cenno a questa lettera perpetrando il disegno criminoso (come dicono i magistrati) di indurre a sospettare, in buona o mala fede,  di Berlusconi e Dell’Utri per anni. Adesso Scalfaro ha sostituito al famoso, arrogante e patetico “non ci sto” un non credibile ed imbarazzante “non so e non ricordo”! Altra conseguenza delle lettere fu la sostituzione del direttore del DAP, il dott. Nicolò Amato, considerato un “duro”, con il più morbido Adalberto Capriotti.

La considerazione finale è amara, soprattutto perché è stata tenuta nascosta dai protagonisti per quasi venti anni; ed è tanto più immorale l’atteggiamento dei giornali, quelli “politicamente corretti”, che su questo scandalo hanno minimizzato se non, addirittura, glissato in maniera omertosa. Governo di centro sinistra, e capi di Stato di centro sinistra che hanno volontariamente taciuto, alimentando o sostenendo le notizie secondo cui nei governi Berlusconi ci fosse collusione con la mafia.

Elio Bitritto

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