Europa amica …

alimenytare

Quando mi chiedono se sono europeista o no, non so se rispondere alla Grillo con un sintetico “vaffa…” o ridere, o cercare di spiegare l’inutilità di queste domande. Domanda che può essere attribuita a due tipi di persone, quelle che intendono “provocarti” e quelle che sono così cretine da affidarsi ai luoghi comuni, agli stereotipi che certa sinistra ha costruito ed inculcato con grande sapienza. Cercherò di rispondere a questa domanda sinteticamente, rivolgendomi ai “cretini” e non ai provocatori che sanno bene di essere tali e soprattutto sono parti integranti di un sistema di potere che fa capo alle lobbies più impudiche d’Italia. Essere “europeista” nella accezione comune dovrebbe coincidere con la constatazione che “oggi” si sta meglio di “ieri”: diventa dunque discriminante fare riferimento alla propria condizione socio-economica ed alla osservazione delle condizioni delle persone e delle istituzioni, politiche, sociali ed economiche che conosciamo direttamente o attraverso i media. Personalmente credo che la mia condizione economica sia peggiorata ma … , mi dicono i veri europeisti,  posso andare in Europa senza dover cambiare la valuta e senza problemi alle frontiere! Vero, verissimo: solo che in giro per l’Europa “oggi” non me lo posso più permettere diversamente da “ieri” e quindi non “godo” di queste opportunità. Posso essere “europeista”? Economia: faccio riferimento soprattutto all’agroalimentare che vede l’Italia permanentemente penalizzata da leggi che favoriscono l’ingresso in Europa di prodotti dell’area mediterranea che hanno dei costi notevolmente inferiori a discapito della qualità e della sicurezza alimentare. A titolo di esempio penso alle famigerate quote latte imposte all’Italia che pure produce tonnellate di formaggi con latte proveniente, guarda caso, da Germania e Francia; non sarebbe più logico che ciascuna nazione dell’UE produca quello che sa o che può produrre avendo come obbligo quello di importare quanto manca dalle nazioni della stessa Unione? Ma questo è il meno perché quelle stesse nazioni “guida” che ci costringono alla riduzione di quote latte attraverso multe varie, consentono l’import di agrumi od olio (per dirne solo un paio) che, a prescindere dalla sicurezza e dalla qualità come già detto prima, distruggono i produttori italiani. Posso essere “europeista”? Origine dei prodotti: usando una parola ormai entrata nel vocabolario italiano, “tarocco”: lo schema  su riportato indica chiaramente come viene pesantemente penalizzata la produzione italiana. Rimangiandosi quanto promesso un paio di settimane fa al buon Martina; Bruxelles cancella i decreti sull’etichetta di origine dei prodotti, soprattutto agroalimentari, presentati come un successo italiano. In pratica accadrà questo: apro a Vasto una industria di insaccati e produco, ad esempio, ventricina: è sufficiente che sull’etichetta sia scritto “Prodotto a Vasto – Italia” per qualificare quella ventricina come prodotto tipico italiano …anche se i maiali sono francesi, il peperone viene dalla Tunisia. Altro esempio? I confetti di Sulmona, fatti proprio a Sulmona con mandorle turche, o Parmigiano reggiano fatto a Parma con latte francese o tedesco (sempre loro!). Posso essere Europeista? Non credo  che, in buona fede, si possa rispondere “SI” a questa domanda, anche e soprattutto perché non era questa l’Europa sognata e sperata.

Elio Bitritto