La resistenza antifascista e la Costituzione nello Statuto di Vasto

fascisti e antifascisti

Buona ultima, sollecitata dalle sezioni Anpi e Arci di Vasto, un gruppo di consiglieri comunali di Vasto di cui si riconosce una sola firma, quella di Marco Marra  oltre che i soli nomi Lucia e Maria, giunge in Consiglio Comunale la richiesta di una delibera consiliare che si ispiri ai “Valori della Resistenza antifascista e dei principi  della Costituzione Repubblicana”. Come tutte le delibere che si rispettano anche questa parte dalla “constatazione (?) sempre più frequente dell’esistenza  di manifestazioni promosse da organizzazioni neofasciste, portatrici di valori … che si collocano al di fuori del perimetro costituzionale e dell’ordinamento repubblicano, suscitando la comprensibile indignazione di partiti, movimenti, associazioni, oltre al fatto che in Abruzzo sono stati istituiti numerosi ­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­campi di internamento di oppositori vari, considerato che questa Regione ha visto la nascita e il grande contributo della Brigata Maiella e che l’Amministrazione  Comunale ne promuove la memoria”; tutto ciò premesso, i consiglieri comunali chiedono di accogliere la richiesta di “non concedere spazi o suolo pubblico a coloro i quali non garantiscono di rispettare i valori sanciti dalla Costituzione professando e/o praticando comportamenti fascisti, razzisti, omofobi, transfobici e sessisti” …. E quindi di avviare i conseguenti lavori presso la Commissione Consiliare Affari Istituzionali.

Tutto questo preambolo per informare i nostri lettori della richiesta che si dibatte tra il romantico, il fuori del tempo e la fantasia, il timore (?), e la richiesta di visibilità, non necessariamente nello stesso ordine. Non voglio citare la lettera di Pasolini a Moravia circa il nuovo fascismo rappresentato dall’antifascismo: un po’ come l’anti mafioso che è diventato una professione; Anpi e Arci, entrambe, come Minosse, “stavvi Minòs orribilmente, e ringhia: essamina  le colpe nell’entrata; giudica e manda secondo ch’avvinghia”,  una sorta di ragioniere delle colpe dei dannati, un “buttafuori al contrario”: ma il compito gli è stato affidato dal Padreterno o da Lucifero (ben altre “autorità”) in persona, e non sono esattamente sullo stesso piano Anpi e Arci: e quindi vengono dubbi ragionevoli su una richiesta irragionevole di una delibera demenziale. Ad esempio, io sono notoriamente di destra, firmo consapevolmente la dichiarazione di antifascismo (tra l’altro io ho già giurato sulla Costituzione Italiana quindi dovrei essere esente), c’è il solito comunista che ha cambiato nome ma sempre comunista è e non mi crede:; come si risolve il problema? Devo prendere a calci Suriani o Sigismondi? Devo cantare “Bandiera Rossa”? Chi decide, l’arbitro Moreno o la Corte Costituzionale o qualche partigiano ormai morto e sepolto? Tra l’altro la professione di “fascismo”, così come configurata nella Costituzione, è oggetto di Codice Penale e affidare la certificazione di antifascismo o fascismo ad una delibera amministrativa, eseguita da un Minosse di paese mi sembra una stupidaggine: ma forse i giuristi rossi non ci hanno pensato o non  interessa loro.

Elio Bitritto