L’Aquila: E sono già passati nove anni…!

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Sono già passati nove anni da quella tragica notte del 6 aprile 2009 nella quale la città dell’Aquila fu colpita da un devastante terremoto di magnitudo 6,3 della scala Mercalli. Nessuno potrà mai dimenticare come vedemmo la nostra terra appena le prime luci dell’alba permisero, attraverso la nebbia che si era formata per la polvere proveniente dai palazzi crollati, di rendersi conto dell’immane tragedia che aveva sconvolto la calma e la serenità di una città di provincia abituata a lavoro, casa , famiglia e “struscio” sotto i portici. Da quel giorno tutti i nostri punti di riferimento sono stati cancellati e la perdita di 309 concittadini ci ha lasciati smarriti, soprattutto perché sono deceduti tanti giovani. Da allora, tutti gli anni, con una fiaccolata che attraversa la città, ancora in molti punti ferita, si ricorda chi non c’è più e, questa volta, si arriva presso la Villa Comunale dove si darà lettura dei trecentonove nomi degli Angeli che vegliano su di noi, fra i quali Davide Centofanti di Vasto, per arrivare a Piazza Duomo per i trecentonove rintocchi. Come sempre ci sarà grande commozione anche se proprio la zia di Davide, Antonietta, l’anno scorso chiedeva meno retorica e fare qualcosa per tutte quelle tragedie che hanno colpito l’Italia e che forse potevano essere evitate. Ed allora, quest’anno, sarà numerosa la partecipazione di varie Associazioni, fra le quali: Comitato Vittime Di San Giuliano di Puglia, Patto Per L’Abruzzo Resiliente, Comitato Scuole Sicure, Associazione 309 Martiri Per la Vita( L’Aquila), Il Sorriso Di Filippo (Amatrice), Disastro Del Vajont, Alluvione Di Sarno, Associazione Vittime Universitarie del Sisma, Il Mondo Che Vorrei(Disastro Ferroviario Di Viareggio), Io Sono (Disastro Moby Prince), Associazione Familiari Vittime Di Rigopiano, Noi Genitori Di Tutti (Mamme Della Terra Dei Fuochi) e Genitori Tarantini. Scrivendo tutti i nomi di questi Comitati mi sono, mano a mano, tornati alla mente i filmati trasmessi dai vari telegiornali nazionali e locali, il senso di impotenza provato difronte a questi eventi e “la rabbia” per quello che si poteva fare e non è stato fatto. Quest’anno ho voluto intervistare per un suo ricordo di quella notte, un uomo che preferisce che sia chiamato ” Giovannino dal cuore d’oro” ed in effetti è così. Parlando con lui, aldilà dei sui modi burberi, ho scoperto una persona che ha molto sofferto durante la sua vita, fin da piccolissimo, alle prese con un padre che non si può chiamare tale se lo ha mandato a lavorare fin dall’età di otto anni. Mi ha narrato del suo andare all’estero, appena quindicenne, e cercare da solo di sopravvivere al duro lavoro, per poi tornare in Italia e precisamente al suo paesello, tantissimi anni dopo, per assistere quel padre e quella madre che non gli avevano dato niente se non sofferenze. Pensava di poter trascorrere in serenità l’ultima parte del suo cammino, Giovanni, ma non è stato così. Ormai da solo, perché aveva deciso di non sposarsi, si era sistemato la casa di famiglia ma “l’infame”, come chiamo io il terremoto, alle 3,32 di quel 6 aprile 2009 ha deciso che doveva ancora soffrire: Lo ha svegliato di soprassalto, ha reso difficile fargli realizzare ciò che stava accadendo, lo ha scosso e sbattuto da un punto all’altro mentre lui tentava di scappare e fortunatamente è riuscito ad uscire dalla sua casa che ha visto poi crollare. Ora si trova ancora ad essere terremotato ed ospite di una struttura dove trascorrerà il resto della sua vita, visto che niente ancora è stato deciso per la ricostruzione della sua casa. Mi guarda smarrito quest’uomo di 82 anni,alto, con un fisico ancora forte mentre mi dice che non ha più fiducia in niente e nessuno. Io tento di rassicurarlo mentre lo saluto ma lui mi dice che la vita è bella solo per chi ha Santi in Paradiso o per chi delinque. Penso che abbia ragione ma lo abbraccio, gli dico di essere fiducioso e mi congedo con l’augurio che possa tornare presto ad abitare quella casa che, pur con tanti ricordi negativi, è diventata per lui un riscatto da quella vita che poteva andare diversamente e che invece lo ha segnato per sempre. Forza Giovanni…!

Anna Maria Orsini