La democrazia secondo … “un” Matteo

percentuali voto 4 marzo

Sarà che sto invecchiando, sarà per un  certo disincanto, sarà per quel che sarà ma a me sembra che, a parte le dovute eccezioni (che potrebbero essere anche la maggioranza)  che i 5S siano ancora quelli dei “vaffa” nel senso che non riconoscono autorità di alcun tipo se non quella loro, non riconoscono neanche i risultati della aritmetica che, in qualche modo cercano di indirizzare a proprio vantaggio con una operazione quanto meno equivoca. Cosa dicono dunque questi “ribelli”, incrocio tra frustrati, vendicativi e don Chisciotte: il premier deve essere espressione del voto della maggioranza degli italiani (e fin qui hanno ragione avendo ottenuto il 32% dei voti ed essendo il partito più votato): ma fanno finta di non sapere (e non possono fingere se l’onestà è a fondamento della loro ribellione) che in contrapposizione c’era il centro destra che presentava tre candidati premier Meloni (4%), Taiani (14%) e Salvini (17%) per un totale del 35% e  con l’intesa (nota a tutti) che, in caso di vittoria della coalizione, il premier sarebbe stato quello più votato. In pratica la volontà dell’elettorato si è espressa nei termini su enunziati, maggioranza al raggruppamento politico più votato, unitario o composito non ha importanza altrimenti si sarebbero presentati separatamente. Mettendo da parte i bizantinismi aritmetici, facciamo un’altra  considerazione che, forse, può convincere i cocciuti: gli stessi grillini  insistono sul fatto che  avrebbero contattato tutti i partiti per  “costruire” un governo con quelli che avessero accettato i punti programmatici presentati in campagna elettorale. Ciò significa che, piaccia o non piaccia al M5S, la cartina di tornasole per indicare chi è il vero vincitore delle elezioni è il programma  più votato ed è quello della coalizione di centro destra. Questa è la democrazia: vince chi ha proposto argomenti più validi o, comunque, argomenti accettati dalla maggioranza del corpo elettorale. Questa pretesa di rappresentare in prima persona il consenso degli italiani è appunto una pretesa basata su un equivoco mediatico, portato avanti con la consapevolezza di mentire o portato avanti nella inconsapevolezza di chi non sa che, per chi innalza il vessillo della ONESTA’, significa tradimento verso i propri elettori prima che verso se stessi. Essere consapevoli della mistificazione o non esserlo, in ogni caso è qualcosa su cui il Movimento dovrebbe riflettere, senza pregiudizi altrimenti sono uguali a quelli che loro stessi condannano.

Elio Bitritto

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