L’Aquila: Prima neve di primavera….!!!

FOTO NEVE (1)Chissà perché, ogni volta che scrivo un pezzo, mi vengono in mente titoli di film che hanno lasciato un segno dentro di me. Oggi, guardando dalla finestra qui a Rocca di Mezzo, ho avuto un ricordo dl lontano 1956 ed il mio cuore ha avuto un sobbalzo. Avevo otto anni allora e mi trovavo alle prese con un distacco da una persona che avrebbe segnato per sempre la mia vita. Fuori c’era la neve, tanta neve e le temperature quell’anno fecero dell’Aquila una delle città più fredde in assoluto con i 18 gradi registrati il 17 febbraio, mentre Rocca di Mezzo si attestò sui – 21,5. Il 18 e 19 la città fu seppellita da quasi un metro di neve, a Rocca di Mezzo ne scese più di due metri. Ed oggi mi sono tornati in mente quei ricordi: una bambina che vedeva morire il nonno e che stava pregando insieme ai suoi fratelli che non andasse via mentre gli altri ragazzini giocavano a palle di neve con la gioia che porta  a potersi scatenare  senza andare a scuola . Guardo ancora la neve attraverso le finestre e mi dà un senso di pace, pace che non trovai quando mi dissero che nonno Ugo non c’era più e me lo fecero baciare quando il corpo fu composto in sala da pranzo nella mia casa in via Roma. Provai un senso di gelo quando accostai le labbra alla sua fronte e decisi in quel momento che non avrei più voluto bene a nessuno, altrimenti mi sarebbe stato portato via. Il cuore però ha superato piano piano il dolore anche se, ancora adesso, mi accosto alle persone con cautela e cerco di non affezionarmi troppo ma poi mi getto a capofitto nelle situazioni che ritengo essere degne di considerazione. Ed ora mi trovo ad impegnarmi anima e corpo in quella che ritengo essere una storia kafkiana che parla di uomini alienati dalla moderna società industriale e condannati ad una solitudine atroce. Quindi ritorno sempre lì, sulla vicenda della quale mi sto occupando da tantissimo tempo e che, giorno dopo giorno, mi pone difronte ad una realtà dove tutti dicono che i proprietari dell’hotel Vitalba hanno ragione per il fatto di essere segregati in casa da tantissimo tempo e che ormai sono allo stremo. Ma poi qualcuno dice ancora che le sentenze si accettano senza discutere e che stanno facendo solo “cagnara”( termine che si adopera nell’aquilano). Sarà la milionesima volta che dico che nessuno di loro entra in merito alla Cassazione e non contesta il Giudice che l’ha emessa. Ma benedetto Iddio si può sapere cosa devono fare per uscire dagli arresti domiciliari nei quali sono stati confinati? Ci deve essere qualcuno che sappia rispondere a questa domanda, non si può lasciare queste oneste persone in un limbo dove si sviluppano anche pensieri negativi. Cosa dovrebbero fare, abbandonare l’attività e per fare cosa? Ci sarebbe un’unica soluzione: che qualcuno si mettesse una mano sulla coscienza e che spontaneamente la tendesse loro per una risoluzione pacifica che ora deve diventare solo una questione di cuore. Non sarebbe bello che si abbattessero tutti questi cancelli e catene e si costruisse una piazza alla quale ho già pensato di dare il nome ” Piazza della Concordia” con tante panchine, fiori e ragazzi che giocano senza problemi? Sono utopica se penso questo? Spero di no e mi auguro che la storia si concluda in maniera positiva. Per scaramanzia termino per ora di scrivere sulla vicenda. Riprenderò di nuovo a farlo quando verrò a conoscenza che la famiglia Fracassi- Marziale è stata liberata e che ha ripreso la sua normale attività lavorativa.

Anna Maria Orsini