Da Caporetto a Vittorio Veneto

26 - Date ricordo del centenario della grande Guerra

Quest’anno ricorre il centenario della fine della Grande Guerra. Un conflitto, quello del 14-18, che ha segnato profondamente la storia del nostro continente e delle nazioni che ne fanno parte.
Di più: la carta geografica dell’Europa è uscita, da quella guerra, profondamente cambiata. Il crollo degli Imperi Centrali e dell’Impero Russo ha lasciato il posto a diverse nuove nazioni.
Ed è sicuramente il risveglio delle nazionalità, delle identità nazionali, di cui l’irredentismo è un logico portato, una delle cause fondamentali di quel conflitto. Sicuramente il desiderio di riottenere le terre irredente è stato alla base dell’intervento italiano nel conflitto, nel 1915.
In effetti le posizioni emerse nel variegato mondo irredentista e nazionalista italiano sono state inizialmente diverse, ma sostanzialmente riconducibili a due tendenze: l’una favorevole all’intervento a fianco degli Imperi Centrali contro Francia e Gran Bretagna per conquistare Nizza, la Corsica e la Tunisia, la seconda favorevole alle potenze dell’Intesa.
I fautori dell’alleanza con Francia e Gran Bretagna vedevano l’intervento come una sorta di quarta guerra d’indipendenza, destinata a completare l’unificazione dell’Italia strappando all’Austria-Ungheria Trento e Trieste, nonché l’Istria, Fiume e la Dalmazia.
Come è noto, alla fine è stata questa tendenza a prevalere, e, dopo aver preso accordi con le potenze dell’Intesa anglo-franco-russa, l’Italia decise il proprio intervento a fianco di queste.
Il confronto diretto fu – a rigor di geografia – con gli austro-ungheresi (anche se le forze armate italiane si batterono contro asburgici e tedeschi anche su altri fronti, come in Francia e nei Balcani).
La guerra, quasi subito, assunse la fisionomia della guerra di trincea, guerra di logoramento destinata a mietere centinaia di migliaia di vite.
Per l’Italia, stato relativamente giovane (il Regno d’Italia era stato proclamato poco più di mezzo secolo prima) e dalla struttura non ancora consolidata, lo sforzo fu tremendo.
E tremenda, la peggiore per l’Esercito italiano, fu la disfatta subita a Caporetto nell’ottobre del 1917, poco più di cento anni fa, da parte delle forze armate austro-ungariche, rinforzate da alcune unità scelte tedesche.
Il crollo in atto dell’Impero Russo, dovuto alle pesanti sconfitte subite dai tedeschi e dalla rivoluzione scoppiata al suo interno aveva permesso, infatti, agli Imperi Centrali, vittoriosi sul fronte orientale, di riversare ad occidente il loro potenziale offensivo.
Gli italiani furono letteralmente colti alla sprovvista e travolti dall’avanzata nemica, lasciando centinaia di migliaia di prigionieri e notevoli quantità di armamenti ai nemici, che invasero il Friuli e il Veneto.
Una fase difficilissima della nostra storia, in cui sembrò imminente l’invasione della Pianura Padana da parte degli eserciti nemici. Le forze armate italiane, che pure accusarono il colpo, si riorganizzarono attestandosi sul Piave.
Sulla linea del Piave, che i nemici tentarono di sfondare, avvennero dei combatti -menti durissimi. Germania ed Austria-Ungheria, nei mesi successivi all’uscita di scena dei russi e precedenti l’arrivo in massa delle truppe americane, tentarono, con tutti i mezzi a loro disposizione, di sferrare il colpo decisivo contro l’Intesa.
Ne seguì, sul fronte italiano, la battaglia del solstizio (giugno 2015) che avrebbe dovuto, nelle intenzioni del Comando Supremo Asburgico, portare alla disfatta definitiva dell’Italia.
Ma la linea del Piave resse, e l’esito infausto dell’offensiva, che costò all’esercito della Duplice Monarchia perdite gravissime, decisamente superiori a quelle – pur gravi – italiane, segnò, anche a causa delle condizioni interne dell’Impero Asburgico, l’inizio della fine.
Oramai logoro sul piano economico e non più in grado di tenere a freno le spinte centrifughe dovute alle varie nazioni su cui governava, e che ormai si stavano separando, l’impero degli Asburgo, dopo l’offensiva italiana di Vittorio Veneto, che ne sgretolò in maniera definitiva le forze armate, si trovò costretto, mentre si stava ormai disgregando, a chiedere l’armistizio.
Caporetto è un termine entrato nell’uso comune come sinonimo di disfatta totale ma va notato che, a differenza di altre celebri sconfitte che la storia ricorda, come Waterloo ed Adrianopoli, quello di Caporetto non fu un colpo da KO definitivo, come gli accadimenti successivi hanno dimostrato.
La mobilitazione che ne seguì, la discesa in campo di un’interna nazione, portarono nell’arco di circa un anno a Vittorio Veneto.

Marco Sfarra

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