L’Aquila: “I’ve seen things you people wouldn’t believe”….!

20180313_094832 (2)La traduzione di queste parole è: “Ho visto cose che voi umani non potreste immaginarvi” ed è un monologo pronunciato dall’androide Roy Batty nel film di fantascienza Blade Runner del 1982, diretto d Ridley Scott. Quando Hauer recitò la scena, la troupe applaudì ed alcuni piansero per la potenza del suo monologo in punto di morte. Come lui, io ho visto cose assurde in questi giorni durante i quali mi sono occupata della ormai nota vicenda ” dei ragazzi dell’hotel Vitalba “. Ieri nonno Enea ha cessato di vivere. Il padre di Francesco era stato ricoverato in ospedale subito dopo il servizio di Striscia la notizia, malato sì ma con la lucidità mentale che non gli ha permesso di dimenticare, neanche per un minuto che, a ventotto chilometri di distanza, c’era gente che aveva chiuso l’accesso all’hotel con un cancello, successivamente con una doppia catena e che pensava di costruire un muro definitivo nell’anno 2018 mentre, il nove novembre 1989 il muro di Berlino, che aveva diviso in due la città per ventotto anni, veniva abbattuto. Nei paesi si usa andare a trovare la famiglia del defunto a casa per porgere le condoglianze. Come farà oggi la comunità a raggiungere Francesco, Tiziana, Isabella ed i loro ragazzi se non si possono superare queste ” barriere architettoniche”, chiamiamole così,che ne impediscono il passaggio? Ed ecco che, allo squallore di vedere gente che non si ferma neanche davanti alla morte, mi si para davanti una scena che non dimenticherò mai in vita mia: l’avvocato Gianfilippo Cionfoli, che ha preso in carico questa vicenda, chiamato addirittura da fuori regione, ha abbracciato tutta la famiglia ed ha pianto con loro, promettendo una dura battaglia. Così mi riconcilio un po’ con questo mondo che sembra consegnarci ad una deriva morale che non ci lascerà mai tornare indietro. Tutti sbandierano il fatto che c’è stata una sentenza da rispettare. E chi contesta questo? Forse non si è capito, anzi non mi sono espressa bene riguardo a questa triste vicenda, se si continua a parlare della sentenza. Altro è quello di cui sto scrivendo da giorni. Dico di persone che, per qualche metro di terra, non concedono il passaggio ad una famiglia che ormai non lavora più da tanto tempo e che sta pensando di vendere l’attività per andare via da una realtà che non credeva fosse possibile che esistesse. Poi però si va in Chiesa credendo che saremo assolti da tutti i peccati commessi. Queste persone non hanno capito niente credo: ognuno di noi renderà conto prima alla propria coscienza e poi si troverà difronte a Colui che giudica il nostro operato terreno. Evidentemente non si ha paura di questo. Intanto nonno Enea non c’è più, è morto pensando che “i suoi ragazzi” avessero vinto la battaglia per aprire di nuovo l’attività che lui stesso ha contribuito materialmente a realizzare, mettendo mattone sopra mattone per la costruzione di questo splendido Hotel che doveva essere un vanto e non un problema per Rocca di Mezzo. Io non ti conoscevo. nonno Enea ma, da come ti ha descritto Francesco e tutta la tua famiglia, posso affermare che sei stato un grande. Peccato che tu  sia morto senza poter rientrare nella tua casa. Da parte mia e di tutta la redazione del giornale per il quale scrivo, Quiquotidiano, ti stringo in un ultimo abbraccio e sono certa che non sarai mai dimenticato. Buon viaggio nonno Enea, buon viaggio a te che sei nel frattempo diventato parte della mia famiglia.

Anna Maria Orsini