L’Unione Europea detta l’agenda italiana

avramopoulos e immigrati

Non contento di aver messo il naso nelle faccende interne italiane prima del voto attraverso quello “spiritoso” di Juncker, il Politburo europeo detta le linee guida del prossimo governo italiano  sul problema dell’immigrazione. Clamorosa l’intromissione soprattutto in relazione alla dichiarata avversità della Lega all’accoglienza indiscriminata, con moderata condivisione dei 5 stelle, vale a dire con oltre il 50% di elettori italiani con le idee chiare. La presa di posizione è attribuita al commissario all’immigrazione, il greco Dimitris Avramopoulos che dichiara “Non credo che la linea italiana possa cambiare”. Questa associazione a delinquere di stampo sovietico mette le mani avanti e fissa i temi della agenda politica del futuro, più o meno improbabile, del prossimo governo italiano: tra questi quello su cui gli italiani si sono espressi in maniera chiara ed inequivocabile, l’immigrazione affrontato dal compagno Dimitris al termine del Consiglio Europeo dell’UE su Difesa e Immigrazione, rivolgendosi soprattutto ai Paesi di prima accoglienza Grecia e Italia.Su precisa richiesta dei giornalisti  he gli chiedevano se temesse che la politica italiana sull’immigrazione potesse cambiare, il nostra ha così risposto ”Non credo che la politica italiana sull’immigrazione che cambierà. Contiamo molto sul contributo italiano e sul suo sostegno alla nostra strategia comune sull’immigrazione”. Mi permetto di osservare che è senza dubbio vero che l’UE conti molto sul “contributo” italiano (e vorrei vedere) considerato che la patata bollente l’hanno lasciata a noi ma mi chiedo e soprattutto chiedo al compagno greco quale è  “… la nostra strategia comune sull’immigrazione”! cosa c’è di “comune” se i migranti li deve accogliere l’Italia e se li deve tenere lo sa solo una mente ideologicamente perversa, dimostrando, se mai ve ne fosse stato bisogno, l’inutilità del nostro “Alto Commissario alla Politica Estera e Sicurezza dell’UE” Federica Mogherini nota ai più esclusivamente per la sua capacità di indossare il velo negli incontri con le autorità islamiche; inutilità che si somma ad una scortesia istituzionale dato che immigrazione e sicurezza vanno di pari passo e la nostra Federica si occupa (pardon, si dovrebbe occupare) anche di sicurezza. Infine, non contento di aver fatto una figura di tolla impicciandosi degli affari interni di una nazione cosiddetta amica,, si mette a fare l’elogio di un ministro, Marco Minniti, che ha fatto così bene da essere stato trombato dagli elettori.

Elio Bitritto