Le suore siriane

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Forse si sta squarciando quel velo di ignobile ipocrisia circa la guerra civile in Siria: lo si deve alle suore che là vivono e che conoscono una realtà che non obbedisce alle posizioni preconcette di molti giornalisti. Scrivono e descrivono le suore una realtà ben diversa da quella che organi di stampa asserviti agli interessi di alcuni, molti governi vogliono presentare: “Noi che in Siria ci viviamo, siamo davvero stanchi, nauseati da questa indignazione generale che si leva a bacchetta per condannare chi difende la propria vita e la propria terra”. Perché fra le vittime di una guerra sanguinosa giunta ormai al settimo anno non vi sono solo centinaia di migliaia di civili innocenti, ma anche la verità e l’informazione troppo spesso asservite agli interessi di governi e potenze straniere”. Non si comprende il senso di una informazione drogata, ispirata dalle cancellerie occidentali, dalle organizzazioni pseudo-pacifiste dai grandi network dell’informazione tutti concordi nella condanna senza appello del governo di Damasco ed il presidente Bashar al Assad con accuse terribili non documentate se non per voce degli stessi giornalisti, spesso e di norma a distanza di sicurezza dalle bombe e dai cecchini, accuse che vedono come vittime predestinate di Assad l’inerme popolazione civile intrappolata a Ghouta, un sobborgo alle porte di Damasco. La realtà, raccontata da chi sotto le bombe ci sta davvero, è diversa “è da quella zona che sono cominciati gli attacchi verso i civili che abitano nella parte controllata dal governo, e non viceversa”. Inoltre, quanti nell’area “non appoggiavano i jihadisti, sono stati messi in gabbie di ferro: uomini, donne, esposti all’aperto e usati come scudi umani”. 

Le religiose fanno un preciso riferimento anche ai Paesi confinanti che hanno favorito l’ingresso di “mercenari” per alimentare il conflitto e dei governi in Occidente che hanno trafficato con i jihadisti per avere petrolio sottocosto. “Oggi dire alla Siria, al governo siriano, di non difendere la sua nazione – sottolineano le monache – è contro ogni giustizia”. E chi parla di “interessata riverenza della Chiesa” verso Assad, concludono, “dimostra di non conoscere la Siria, perché in questa terra cristiani e musulmani vivono insieme. È stata solo questa guerra a ferire in molte parti la convivenza”. In pratica, dopo l’islamizzazione dell’Iraq, dopo l’islamizzazione del Libano, doveva toccare alla Siria, l’ultimo dei tre Paesi del Medio Oriente in cui esisteva la tolleranza religiosa: e questo nella totale indifferenza dei governi occidentali sempre più sordi al richiamo di una cultura e di una fede decisamente diverse da quella islamica.

Elio Bitritto