“Aspettando il domani”, opera di Mario Pachioli

L’arte figurativa, sia la tradizionale che quella di installazione e ‘performante’, non usa mezzi  verbali, si con-pone di segni (colori, ombre e luci), forme compiute o primigenie, ma comunica ugualmente e magari più in profondo. Per leggerla e capirla, per farsene individualmente partecipi, è bastante osservarla e, alla luce del proprio vissuto immaginifico e culturale, lasciare che parli da sé al nostro interiore sentire.

Opera di M Pachioli-04

E’ il caso di quest’opera, mai vista prima, del noto e assai affermato scultore Mario Pachioli.
L’artista vastese-fiorentino l’ha realizzata (ci dice lui stesso) quaranta anni fa, e dunque in età giovanile, prima della successiva evoluzione stilistica, in cui la tecnica si fa assolutamente curata e descrittiva, straordinariamente illustrativa delle forme della figura umana, del corpo femminilie e sue ‘grazie’ soprattutto, talora enfatizzate e minuziosamente descritte nell’esposizione di quel che è attrattiva antica e piuttosto ancestrale di una sempre ammirata “Afrodite Callipigia”.

“La scultura è di piccole dimensioni – ci fa sapere l’autore -, non supera i trenta centimetri di altezza. Ad essa sono particolarmente affezionato, giacché resta traccia di un tempo, duro, impegnativo quanto appassionato, di ricerca e studio all’Accademia di Belle Arti. Fa parte di una mia collezione privata, per cui non l’ho mai portata in esposizione in gallerie d’arte”.
Difficile dire se la cifra poetica e stilistica dell’opera qui mostrata, votata all’introspezione psichica del personaggio e suo messaggio, più che alla fantasiosa ed estrosa epifania delle forme e alla dinamica gioiosa del suo porsi, rappresenti soltanto un momento di ricerca didattica, poi abbandonato o trascurato, almeno in parte, nella successiva e matura sua produzione. Di certo, pur nella sua particolarità, averla pubblicizzata ora sulla sua pagina social, da cui l’abbiamo tratta e analizzata, non può dirsi un caso. Nella sensibilità preziosa di una artista che palesemente vive, dolora e gioisce del propio tempo umano e storico, è senz’altro da porre in relazione al presente momento della vita nazionale, di nuovo o ancora ricca d’incognite e sorprese, di perplessità, di non futili domande e doverose risposte.
Di là di quel che fra noi oggi possiamo, nei tanti discorsi  in atto, dirci e ripetere, la scultura in esame, nel suo porsi concettuale e formale di espressionistico “non finito”, intessuta di grumi e di strappi, di approssimazioni e giustapposizioni, rammendi, corrosioni materiche e cromatiche, può essere riguardata quale figura metaforica del nostro oggi politico e sociale, dell’accomunante disorientamento, di un pericoloso smarrimento e sconcerto.

“Aspettando il domani” (titolo dell’opera), a me pare che ci si possa e debba chiedere quali valori gli uomini, per convenzione da ritenersi ‘eletti’, proporranno o concederanno alla nostra vita, per il nostro, sia pur soltanto prossimo, futuro. Aspettando che noi stessi comprendiamo quale sia o possa essere il frutto del nostro consenso o rifiuto dato, l’opera d’arte, questa figura di M. Pachioli, ci dice che, ineludibilmente, un sicuro punto di riferimento resta “l’umanità”,  cui occorre dare dignità di ‘forma’, una sicura vita, il possibile sviluppo, magari gioia e amore al meglio. Diversamente, la corruzione di ogni cosa è ciò che ci attende; penosamente il maleficio della non-forma, l’esplicazione luciferina del caos si conferma. Come storia, talvolta ignorata e ‘stracciata’, narra e se si vuole … docet.

Giuseppe F. Pollutri

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