Tempismo o teppismo europeo?

Debito Pubblico

Puntuale come solo i burocrati europei possono essere, è arrivato il rimprovero della matrigna UE all’Italia perché “sì la ripresa c’è ma è sotto la media europea”! e allora? cosa deve fare l’Italia? “Deve ridurre il debito pubblico”. Facile a dirsi ma meno facile a farsi perché il nostro debito è strutturale ed ha radici antiche ed è “stato determinato dall’aver avuto un tenore di vita superiore alle nostre possibilità”! sarà vero? Mi sono fatto una “passeggiata” fra le varie tesi e ne ho trovata una che mi pare interessante e che riporto.

Al 31 dicembre 2016 il debito era di 2.217,7 miliardi con un rapporto con il PIL pari al 132,8% di cui 30 punti percentuali negli ultimi 10 anni (102,7% a fine 2016); sono andato più là nel tempo ed ho letto che il rapporto è stato costantemente sotto il 60% e sono risalito fino al periodo 1981 – 1994 quando dal 58,46% si passa al 12,84% il doppio in 13 anni! Cosa dunque è accaduto? Non credo che gli italiani, di colpo, abbiano cominciato ad avere quel famoso tenore di vita superiore alle loro possibilità, deve essere accaduto qualcosa di diverso. Eccesso di spesa pubblica? La spiegazione dei poteri dominanti sull’eccesso di spesa pubblica non regge il confronto della realtà: infatti, al netto degli interessi sul debito – la spesa pubblica italiana è passata dal 42,1% del Pil nel 1984 al 42,9% nel 1994, mentre nello stesso periodo, la media europea vedeva un aumento dal 45,5 al 46,6% e quella dell’eurozona dal 46,7 al 47,7%. Come si vede, la spesa pubblica italiana, sia in percentuale assoluta sia in percentuale di aumento si è costantemente posizionata a livelli inferiori rispetto al resto dell’Ue e dell’eurozona. La causa la si deve a Beniamino Andreatta , ministro del Tesoro nel 1981 e a Carlo Azeglio Ciampi, allora Governatore della banca d’Italia. in pratica Andreatta propone l’indipendenza della Banca d’Italia. E allora? Allora è accaduto questo: fino al 12 febbraio 1981 quando lo Stato emetteva titoli per potersi finanziare, la Banca d’Italia forniva la garanzia di acquistare i titoli invenduti a tasso d’interesse prefissato. Questo permetteva allo Stato di emettere i titoli a basso tasso d’interesse e di poterli vendere tutti, chiudendo la strada a ogni possibile speculazione finanziaria.
Con il divorzio tutto cambia e, non esistendo più il paracadute della Banca d’Italia sull’invenduto, lo Stato fu da quel momento costretto a emettere titoli, la cui vendita per essere portata a termine, doveva necessariamente riconoscere alti tassi d’interesse. È stato da quel momento che lo Stato italiano ha iniziato a pagare interessi superiori – anche nettamente – al tasso d’inflazione e che il debito pubblico ha iniziato a gonfiarsi a dismisura. Con il divorzio del 1981, lo Stato italiano, per il finanziamento delle proprie attività, si è messo nelle mani della finanza privata e della speculazione finanziaria ed è questa la ragione primaria per cui il debito pubblico italiano è esploso. D’altronde, sono ancora una volta i numeri a fare tabula rasa delle narrazioni ideologiche: infatti, dal 1980 al 2007 lo Stato italiano ha contratto 1.335,54 miliardi di debito, sui quali ha pagato ben 1.740,24 miliardi di interessi. Volendo fare un paragone tra il periodo 1960-1980 e il periodo 1981-2007, mentre nel primo lo Stato pagava tassi d’interesse al di sotto dell’inflazione, nel secondo ha mediamente pagato tassi d’interesse superiori del 4,2% al tasso d’inflazione. Dunque, ancora una volta dobbiamo ringraziare due mostri sacri della sinistra italiana, di quelli che sapevano e sanno tutto e di più. Si può rimediare? Non lo so, ma non credo, dato la Banca d’Italia è indipendente dallo stato ma dipende dalle banche e dai capitali privati, quindi indipendente a parole!
Elio Bitritto