E non se ne vogliono andare!

la torva Boldrini

Cari Boldrini, Bersani, D’Alema, Franceschini, Minniti, Martina, Orfini, Fedeli, Grasso, vi confesso che ho emesso un belluino urlo di gioia che dopo poche ore mi si è strozzato in gola, gioia che diventa incredulità alla notizia, alle notizie, che alcune delle più rappresentative figure equivoche della politica italiana, sonoramente bocciate dagli elettori, messe in un cantuccio da ripostiglio per le scope, pur avendo avuto percentuali ridicole di apprezzamento nella votazione di domenica, potranno comunque tornate in Parlamento. Questo grazie al proporzionale che rimedia alle umilianti sconfitte nei collegi uninominali del presidentE della Camera (ex) sora Laura Boldrini che risulta quarta (cioè ultima) con un misero e ridicolo 4,6%, come pure il suo degno compare, Piero Grasso, fermo al 5,8% quarto, cioè ultimo, nella “sua” Palermo; e così Bersani, già segretario del PD, promotore della rottura col PD e padrino, con D’Alema di LeU, che arriva al 4% a Verona. A proposito del baffino nazionale, quarto, ultimo, nella sua Nardò; due ministri di peso, Minniti e Franceschini che vengono travolti a Pesaro e Ferrara e così il proporzionale “salva” un pessimo e pavido ministro della Giustizia, Andrea Orlando, il presidente dem Matteo Orfini, il vice segretario e ministro Maurizio Martina e l’ineffabile, inguardabile, inascoltabile illeggibile, ineguagliabile, impresentabile, ecc. ministro della Pubblica Istruzione Valeria Fedeli. Che Dio vi abbia tutti in gloria, anzi in excelsis deo e che lassù vadano al più presto e non ritornino mai più. Credo che un minimo di dignità, un minimo di senso di responsabilità nei confronti degli italiani dovrebbe smuovere le vostre coscienze, cari ministri e vip della politica ed indurvi a non accettare di entrare in Parlamento, un posto nel quale non dovevate neanche entrare: non vi vergognate, voi che ritenete di essere stati al servizio dell’Italia e degli italiani, di aver sventato l’immaginario rigurgito neofascista alle porte, non vi vergognate, dicevo, di approfittare del paracadute per rientrare dalla porta di servizio in Parlamento: voi siete “… i resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo, che risale in disordine e senza speranza gli scranni che avevate occupato con orgogliosa sicurezza”. Ebbene sì, probabilmente ve ne siete accorti: si tratta di una piccola rielaborazione di una parte, forse la più significativa e patriottica  contenuta nel Bollettino della Vittoria di Armando Diaz. Peccato solo l’epilogo: gli austro-ungarici  non misero più piede in Italia: questi, invece, metteranno piedi e sederi per almeno altri cinque anni, a cominciare dalla figura più rappresentativa della prosopopea al potere, quella di sora Laura visibilmente … costernata, anche se non consapevole, nella sua infinita protervia, di ciò che significa avere la dignità di ritirarsi a vita privata.

Elio Bitritto