Caduta del Muro di via Goldoni

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Finalmente, dopo quasi due anni e mezzo si è risolto il paradossale caso del muro crollato in via Goldoni e che ha visto contrapposte le tesi dei ricorrenti, un condominio, e della proprietaria del terreno a monte: si è risolto grazie all’avv. Roberto Cinquina, alle consulenze del geologo Nicola Tullo, dell’ingegnere Michele Notarangelo e dello stesso Consulente Tecnico d’Ufficio, ing. Orlando Catanesi che, all’unisono, hanno attribuito le cause del crollo alla pessima esecuzione del muro costruito proprio dal   condominio.

La vicenda è iniziata con il crollo del muro di contenimento che separava la proprietà della “resistente” dal sottostante condominio a causa delle torrenziali piogge di quei giorni e, soprattutto, di quella notte. In seguito al crollo molto materiale era finito su una moto ed un’autovettura parcheggiate distruggendole ed aveva inoltre quasi ostruito l’ingresso dell’edificio. L’intervento dei vigili del fuoco non poteva che constatare il fatto e chiudere la strada per precauzione. La resistente, per mero spirito di collaborazione riteneva utile e corretto intervenire per dare la possibilità ai condòmini di poter accedere alle proprie abitazioni ed inoltre predisponeva l’installazione di un telo impermeabile per evitare ulteriori rammollimenti del terreno franato insieme al muro. Questo intervento è stato considerato un’ammissione di “colpevolezza” da parte dei condòmini che hanno iniziato una vertenza giudiziaria che si è conclusa il primo marzo u.s. con una ordinanza del Tribunale di Vasto. In realtà il muro era stato costruito abusivamente, senza il consenso della resistente e senza le necessarie autorizzazioni, dallo stesso condominio, dopo aver realizzato, sempre abusivamente, un taglio nella scarpata della resistente per ricavare un piccolo parcheggio (circa 50 metri quadri), giusto quello dove erano parcheggiate l’auto e la moto andate distrutte in seguito al crollo.

Le indagini e le consulenze eseguite hanno inoltre dimostrato che il muro, a parte l’aspetto non trascurabile della mancanza di autorizzazioni da parte della resistente (proprietaria dell’area) e delle autorità, era stato costruito senza neanche un “ferro” di collegamento e senza un adeguato drenaggio a monte. Comunque, in attesa delle necessarie verifiche, sono state proposte numerose soluzioni di compromesso da parte della resistente sempre rifiutate con controproposte assolutamente irricevibili per i motivi su esposti.

La vicenda  si è conclusa  il primo marzo u.s.  con  un’ordinanza  del tribunale che, in sintesi, recita:

  1. Rigetta il ricorso (del condominio n.d.r.);
  2. Accoglie la domanda avanzata dalla resistente (proprietaria n.d.r.) in riconvenzione e, per l’effetto, accerta e dichiara che il condominio XX YY è tenuto a porre in sicurezza i luoghi di causa e a smaltire le macerie;

3, 4 e 5 Condanna il ricorrente (il condominio n.d.r.)  a rifondere tutte le spese di lite ….

La proprietaria e la famiglia dunque pubblicamente ringraziano l’avv. Roberto Cinquina ed i consulenti che hanno permesso al magistrato di accertare i fatti e decidere di conseguenza.

Red

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