4 marzo: il responso delle urne

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Il responso delle urne ha confermato, in buona parte, le previsioni fatte finora, ovvero: vittoria del Centrodestra, M5S primo partito, Centrosinistra sconfitto e nessuna maggioranza assoluta dei seggi uscita dalle urne.

Detto questo, ci sono però diversi aspetti su cui vale la pena di soffermarci.

Partiamo dallo schieramento che ha raggiunto la maggioranza relativa dei seggi, ovvero il Centrodestra.

 

La gara interna per la premiership, ovvero la tenzone Berlusconi-Salvini, si è conclusa con la vittoria del secondo. Con oltre il 17% dei voti, infatti, la Lega è il primo partito della coalizione (FI è al 14%, FdI tra il 4 e il 4,5%), ragion per cui Salvini adesso rivendica il diritto di cercare, a nome dello schieramento di appartenenza, di formare un governo.
Il Carroccio, oltre ad essere decisivo per la conquista di quasi tutto il Nord, ha ottenuto risultati significativi anche nel resto d’Italia, dove ha anche eletto diversi rappresentanti.

Se Salvini può essere soddisfatto del risultato raggiunto, è evidente che lo stesso vale per Di Maio.

Pur non avendo vinto le elezioni nel senso tecnico del termine, con oltre il 32% dei voti il Movimento 5 Stelle, oltre a confermarsi primo partito in Italia, distanzia in maniera netta il Centrosinistra.

Inoltre: tranne che in qualche caso isolato, il movimento fondato da Grillo (e Casaleggio) conquista tutti i collegi uninominali ed è primo in termini di voti raccolti, e di rappresentanti eletti per la quota proporzionale, nel Centro-Sud e nelle isole.

Se consideriamo che per ‘Centro-Sud’ in questo caso dobbiamo intendere la parte d’Italia che partendo dall’estremo sud arriva a comprendere Campania, Abruzzo e Marche, e che per ‘primo’ dobbiamo intendere non solo ‘primo partito’, ma ‘primo polo’, in quanto nelle regioni in questione il M5S ha superato in termini di voti sia il Centrodestra che il Centrosinistra, è evidente che mezza Italia, allo stato attuale, è pentastellata.

Chi invece esce decisamente malconcio dalla competizione elettorale è il Centrosinistra. Quella sancita dal voto di domenica scorsa, è infatti una disfatta su tutta la linea: dalla percentuale di voti ottenuti (a ridosso del 23% la coalizione, intorno al 19% il PD), al numero dei rappresentanti eletti, lo schieramento guidato da Renzi subisce un ridimensionamento netto, che lo pone a diverse lunghezze dagli altri due competitori principali, ovvero il Centrodestra (circa il 37%) e il M5S (32% circa come scritto sopra).

Inoltre, lo schieramento perde il primato storico nelle Marche, in Umbria e in Emilia-Romagna, mantenendo un sottile vantaggio in Toscana (in termini di voti, ma pareggiando sostanzialmente in termini di eletti).

Lo stesso prevale in termini di voti in Trentino-Alto Adige, grazie però all’apporto decisivo del Südtiroler Volkspartei che ha garantito la vittoria nei collegi dell’Alto Adige, mentre nel Trentino il Centrodestra conquista i collegi uninominali.

Unica nota realmente positiva è la vittoria del presidente uscente – quindi riconfermato – della regione Lazio Nicola Zingaretti che, alla testa di un Centrosinistra allargato a ‘Liberi e Uguali’, è riuscito a prevalere su Centrodestra e M5S nelle elezioni regionali del Lazio.

Nella stessa tornata elettorale si è votato anche per le regionali in Lombardia con la vittoria del candidato dello schieramento di centrodestra, vittoria prevista ma con un distacco inferiore a quello che c’è stato nei confronti del candidato di centrosinistra. È evidente che il Centrosinistra esce, da questa tornata elettorale, letteralmente con le ossa rotte.

È altresì evidente che, allo stato attuale delle cose, nessuno schieramento ha i numeri per governare, e neanche ci si avvicina. Come andrà a finire? Chi vivrà vedrà.

Marco Sfarra

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