Le elezioni a cinquant’anni dal ’68

elezioni-politiche-2018
La premessa di ogni valutazione sulle elezioni prossime venture e che, con tutto il rispetto per la CEE, i banchieri, i grandi guru opinionisti mondiali sull’avvenire degli Stati , e’ che il popolo Italiano ha diritto di scegliere i suoi rappresentanti.
La storia dei nostri Governi e’ costellata di valutazioni di giornalisti italiani e stranieri , di valutazioni sui singoli uomini politici , sul grado di affidabilità della nostra classe dirigente e altro.
Francamente ne possiamo fare a meno. Come ne fanno a meno in Spagna con enormi problemi che conosciamo o in Grecia dove da alcuni anni si possono prelevare solo 60 euro al giorno dai Bancomat. Invece le cose in Italia non vanno cosi.
Verbosità , polemiche su minimi problemi, continua opposizione ad ogni idea, ogni proposta.
Immediata contro- analisi di ogni idea innovativa, estremizzazione di qualsiasi problema da risolvere ,tecnica della ricerca di interesse occulto in qualsiasi proposta di Legge.
Questi fenomeno di osservazione ravvicinata di ogni dettaglio implica poi, nella sostanza, la distrazione sui problemi che possono essere assolutamente prioritari.
Quali lo correttezza di un sistema bancario autoreferente, una industria oggetto di appetiti vari,società di servizi basilari trascurati (luce, acqua,trasporti) .
Nella scelta delle priorità, si va verso il basso, quasi a spingere l’elettore verso le curiosità ,le storie personali, i tabloid dei giocati di serie A con ultima fiamma, le analisi economiche con la penna di economisti a opinioni alterne .
Il Bignami dell’assetto nazionale, un alfabeto fatto di poche lettere , come e’ poi stata la fortuna di qualche movimento.
Con la televisione che ,sempre nello schema delle priorità,finisce con l’enfasi di una battuta di Fiorello (grande attore, sia chiaro) o gli Amici di Maria e le consolazioni che ci fornisce Crozza dipingendo la politica, per il tramite di Razzi.
La democratizzazione del dialogo dei concorrenti alle elezioni che perde quel tanto che aveva di corretto Tribuna politica di 50 anni fa.
Politica che non riesce ormai a costruire un senso di difesa culturale di cio’ che siamo, di cio’ che meritiamo perche’ anch’essa spinge verso la semplificazione delle problematiche per poi controbilanciare di tanto in tanto con teorie delle catastrofi, dal clima meteorologico a quello di un avvenire incerto.
Cosi ogni classe dirigente, dall’industria all’agricoltura, all’artigianato, non perseguono progetti, per la semplice ragione che la politica , le Istituzioni non li tracciano e quindi nell’esecuzione di qualunque idea predomina una burocrazia suppletiva e anarchica , o l’egoismo di una delle parti ma mai il cittadino come principale.Ci chiediamo poi perche’ non crediamo nella rappresentanza e perche’ siamo giudicati in continuo dall’Europa ., che invece abbiano creato.
Gianfranco Bonacci.