Il ’68 cinquant’anni dopo


000_arp1525179Cosa resta del 68 dopo 50 anni? Tanta retorica fasulla e poco più. Come va visto storicamente il 68? Come il tentativo fallito di una falsa, anacronistica rivoluzione, come un tentativo di provocare una rivoluzione marxista in un paese come l’Italia che nella logica del potere internazionale dei due blocchi emrsi dalla seconda guerra mondiale, aveva scelto nel 1948 di appartenere all’Occidente capitalistico ed alla NATO. Mentre negli USA e nell’Europa dell’Est,( ricordate La Primavera di Praga e la morte del giovane Jan Palach ) i giovani si battevano per la vera libertà, in Italia ed in Francia la gioventù marxista si batteva nel campo sbagliato. Ha cercato di mettere a soqqadro l’ordine pubblico con proteste nelle strade, di far trionfare una forma massimalista, rivoluzionaria, simile a quella cinese o russa, di comunismo. Col senno del poi il 68 in Italia va visto e giudicato negativamente, come un fenomeno antistorico, che ha finito col produrre il terrorismo extraparlamentare delle Brigare Rosse negli anni Settanta. Mentre i partiti comunisti dell’Europa occidentale con Marchais in Francia, con Berlinguer in Italia, con Carrillo in Spagna, si stavano dirigendo verso un ‘comunismo latino’, non rivoluzionario, i rampolli politicizzati della borghesia si illudevano di aver trovato nel libretto rosso di Mao TseTung la nuova bibbia. I sessantottini hanno fomentato ed usato la violenza, hanno coltivato ‘la strategia della tensione’ con atti di terrorismo o con moti rivoluzionari coinvolgendo le frange più oltranziste dei metalmeccanici. Il 68 in Italia? Un fenomeno di importazione che ha come punti di riferimento le manifestazioni contro la guerra del Vietnam negli USA e l’invasione di Praga da parte delle truppe dell’URSS. I sessantottini, in gran parte rampolli della borghesia, si sono adeguati al sistema dopo il 1976, anno del compromesso storico e soprattutto dopo il crollo del muro di Berlino nel 1989 e sono diventati i quadri del capitalismo italiano di oggi. Sono i manager dei padroni di oggi che difendono la globalizzazione o sono i difensori dall’alto delle loro cattedre universitarie o dalle redazioni giornalistiche del politicamente corretto e dell’antifascismo di maniera.

Filippo Salvatore