“Perigliosa voce”, tele in mostra di Valentina Biasetti

disegno-biasettiAbbiano notizia che l’artista di Parma, Valentina Biasetti, apprezzata illustratrice del Manifesto “Aer” per “Art in the dunes”,Vasto 2015, esporrà nei prossimi giorni presso la “Zaion Gallery – Biella” le sue accattivanti e performanti tele.

Le ho potuto visionare fotografate, in anteprima. Sono opere di particolare raffinatezza tecnica e stilistica, ben espressive di una sua originale produzione, estetica e al tempo stesso filosofica, definibile per sintesi verbale come “Donna, il corpo e l’anima”.
Ringraziandola, ne pubblico qui alcune immagini fulcro. Di una di esse riporto, a commento didascalico, una mia analisi interpretativa, e per l’intera Esposizione, denominata nella bellezza della nostra lingua madre “Perigliosa voce”, riporto la sua ispirata e puntuale nota di presentazione.

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In certi momenti, talvolta, o tante di quelle volte ci si arrende o si è propense a farlo. A essere catturate dall’imprevedibile o dall’irreparabile, giacché poco o nulla nel Lui si era intuito di frustrante, di malvagio e di perverso. Nondimeno, l’energia di un possibile scatto in alto, di un riscatto nell’io, nella bellezza dell’iride (definita dall’artista un “altrove” cui tendere), che visivamente contrasta con il nero grafite delle figure, primaverile bocciolo cromatico nel dilagante bianco, è ben ‘disegnata’, evidente e pronta in questi corpi; benché l’uno ammantato da leggero e morbido indumento, mentre l’altro, nel busto coperto da un involucro d’oro, prefigura un donarsi per chi si è scelto e ama.
I noti colori della pace, che paiono discesi per esse come “manna” nel loro quotidiano, preannuncia una possibile liberazione. Giacché la donna è corpo, la donna è anima: fattrice di piacere e gioia, di vivificante progenie, di perdurante vita creata nell’universo.

Certo, su le braccia e le mani! Non per resa e sottomissione. Protese come cangianti ramoscelli d’ulivo, degli Osanna festanti. Per un Sursum corda, un grido: In alto i cuori!
Sì, Valentina Biasetti, occorre dare all’”altra parte del cielo” sua forma e grafema, e per essa e con essa elevare, ad arte, un dolente richiamo, una forte … perigliosa (quanto esistenziale) voce. Sì.
Giuseppe F. Pollutri

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Perigliosa Voce | Nota dell’artista

“Venga tu dall’inferno o dal cielo, che importa,
Bellezza, mostro immane, mostro candido e
fosco, se il tuo piede, il tuo sguardo, il tuo riso
la porta m’aprono a un Infinito che amo e non conosco?
Arcangelo o Sirena, da Satana o da Dio, che importa…
(
Charles Baudelaire)

Quid Sirenes cantare sint solitae?

Dicono che le sirene cantino la memoria, specchio della nostra anima, mostrando ciò che realmente siamo, il loro sapere è assoluto, una infinita conoscenza capace di sedurre la mente altrui e per questo la loro voce è da sempre considerata pericolosa; perché capace di condurci in un luogo sconosciuto, un Altrove destinato solo ai viaggiatori che sappiano abbandonarsi all’oblio della bellezza.

In una dimensione che sconfina dal reale la Perigliosa Voce delle sirene diventa metafora della fragilità dell’esistenza, condizione stessa in cui attraverso le tele e i disegni esposti si snoda l’indagine e il percorso della mostra.

Nelle tele di Valentina Biasetti, dai vuoti profondi le figure emergono in tutta la loro traboccante sensualità, per raccontare la materia fisica che solletica lo sguardo e lo lascia naufragare nella sua stessa fragile esibizione. L’analisi dei soggetti, rappresentati con perizia chirurgica, raccoglie le tracce delle miserie umane sul tessuto epidermico e ne rivela la fragilità più intima, la loro voce segreta che nel dialogo con il colore ci dice che il luogo misterioso in cui scompariamo non è altro che il luogo in cui siamo.

Con la stessa naturalezza con cui viene il mare, si espande, si ritira e alla fine scompare”.

Valentina Biasetti, febbraio 2018