Vasto. Celebrato il Giorno del Ricordo

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Questa mattina si è celebrato, a Vasto, il Giorno del Ricordo. La ricorrenza è stata istituita allo scopo di ricordare le vittime italiane delle foibe e i profughi istriani, veneto-giuliani e dalmati costretti ad abbandonare le loro terre dopo l’occupazione da parte delle truppe di Tito.

Dopo lo sfaldamento dell’Esercito italiano, dovuto ai noti eventi culminati nei fatti del 25 luglio e dell’8 settembre del 1943, e il crollo definitivo dell’Asse, infatti, gli uomini di Tito, che puntavano alla riconquista di Slovenia e Croazia, e all’impossessamento dell’Istria e della Venezia Giulia, avviarono una politica di occupazione e pulizia etnica con l’obiettivo di annettersi quelle terre.

Di qui le uccisioni di massa ai danni degli italiani e anche degli slavi ritenuti ostili. Molti di questi sono finiti nelle ormai famigerate foibe. Decine di migliaia furono gli italiani infoibati, e centinaia di migliaia i nostri connazionali costretti, dopo la fine della guerra, ad andarsene dalle loro case e dalla loro terra per sempre.

La diaspora si diresse in più direzioni: quella parte dei profughi che decise di rientrare in Italia non fu sempre ben accolta, spesso per motivi ideologici. Ed è proprio in onore dei nostri martiri e dei nostri profughi che questa mattina, in Piazza Caprioli, ha avuto luogo la cerimonia di commemorazione, organizzata dal ‘Comitato 10 febbraio’ col patrocinio del Comune di Vasto e della Provincia di Chieti.

Dopo la deposizione della corona di alloro ai piedi del monumento ai Caduti, ha preso la parola Marco Di Michele Marisi, esponente del Comitato.

L’uomo politico, nel suo discorso, ha ricordato la vicenda delle foibe, “quella che non si può non chiamare pulizia etnica degli italiani”.

Nel prosieguo del suo intervento, Di Michele Marisi ha puntato il dito contro il lungo silenzio dei libri di scuola e delle istituzioni, che “hanno fatto finta che quel sangue versato dai nostri connazionali non fosse mai esistito”. L’esponente del ‘Comitato 10 febbraio’ ha parlato di “Un silenzio durato tanto, troppo, talmente assordante che non poteva non diventare rumoroso”. “Oggi siamo qui – ha inoltre sottolineato Di Michele Marisi – per ricordare la storia del nostro Paese, per ricordarne le radici e le tradizioni ma soprattutto per contribuire – è questo lo scopo del ‘Comitato 10 febbraio’ – a costruire un’Italia che sappia promettere a se stessa prima che agli altri che mai più nessun popolo debba subire o subirà nell’indifferenza e nell’ostilità dei suoi fratelli quello che ha subìto il popolo giuliano”.

“E’ un paradosso – ha concluso l’oratore – se per ricordare la storia del nostro Paese, quello che accadde in Italia, c’è bisogno di una legge”.

Francesco Menna, che ha preso la parola subito dopo Di Michele Marisi, ha definito il Giorno del Ricordo una ricorrenza nata per rendere giustizia alla memoria di ciò che è accaduto.

“Non troveremo mai – ha affermato il primo cittadino – una risposta rispetto a questa tragedia che soddisfi, o che risolva i dubbi o che appaghi il nostro desiderio di verità”. Ma “una cosa è certa: che anche in questa tragedia come in altre non vogliamo dimenticare ciò che è stato”. Secondo Menna, quella delle foibe è “una storia di scomparsi nel nulla, di morti senza sepoltura, dell’esodo, del dolore, della fatica, che costò a tanti italiani il dramma di lasciare le loro terre per tornare in un’Italia indipendente e libera, ma umiliata e privata di una sua regione orientale”.

“A chiare lettere – ha aggiunto Menna – va detto che si consumò in quei giorni una delle barbarie più atroci del secolo scorso. Il Novecento, definito il secolo breve, ci consegna un’eredità pesante”. Il sindaco ha proseguito il suo intervento prendendo in prestito le parole di un famoso esule istriano: “L’odio non ha colore, non ha forma né aspetto, invade la mente fino a distruggerti, fino a portarti lontano dal tuo cuore, da ciò che sei”. Menna, che ha ricordato la figura del vastese Tommaso Saraceni, militare in forza alla Guardia di Finanza, trucidato nelle foibe, ha concluso il suo intervento dichiarando: “Siamo qui per dire che l’odio non ha vinto, non vincerà mai, che insieme faremo tutto per dire sì alla vita, al rispetto degli altri e alla pace”.

Lo storico Antonio Fares, terzo a prendere la parola, ha esordito dichiarando “E’ un onore per me essere qui a Vasto”. Ripercorrendo le vicende storiche legate agli eccidi delle foibe, che ha definito “tragedia nazionale”, ha parlato di “vero odio etnico” contro gli italiani.

Ad avviso di Fares, gli italiani, di fronte alle vicende – e alle tragedie – storiche che li accomunano, devono trovare la loro coesione, sentirsi uniti ed avere una “memoria condivisa”. Magda Rover, profuga istriana il cui padre fu torturato dai titini, non ha esitato a definire “una tragedia enorme, anche vergognosa” quella di cui è stata protagonista. “C’ero sulla piazzola di Antignana quando hanno esposto il corpo di Norma Cossetto e dei suoi 25 compagni” ha dichiarato, ripercorrendo le vicende che l’hanno portata ad abbandonare, come molti suoi e nostri connazionali, la propria terra. Dopo la toccante testimonianza della signora Rover, la commemorazione si è conclusa con le note dell’Inno di Mameli.

 

Marco Sfarra