I negazionisti

L'Unità contro profughi

Ieri grande manifestazione contro il fascismo strisciante e violento, grande manifestazione di solidarietà nei confronti degli immigrati di colore, senza distinzione tra persone per bene (detti anche “immigrati veri), e spacciatori, molestatori, stupratori, ladri o, più in generale, delinquenti: il tutto in nome di quell’egualitarismo che non tiene conto delle differenze che pure tra gli uomini esistono (e prima che qualche imbecille se ne esca con l’accusa di discriminazione razziale preciso che mi riferisco alla intelligenza ed alla volontà non al colore o alla provenienza). D’altra parte non potevano esimersi, le sinistre, dal portare la loro solidarietà a coloro che avevano “invitato” ad invadere il Paese, essendone i primi tutor ed essendo, con tutta evidenza, i complici, neanche tanto occulti di tutte le nefandezza che un immigrazione incontrollata ha portato. Basterebbe riportare le statistiche sui reati commessi in Italia dove ad un 8% di “stranieri” sul totale della popolazione italiana si registra un 40% dei reati. Torniamo alla manifestazione di ieri a Macerata  dove tra i vari slogan di sapore tardo-sessantotteschi si sono sommate le vergognose urla di una teppaglia politica che ha negato l’esistenza delle foibe, proprio nel giorno che ricorda, evidentemente SOLO agli italiani per bene, una delle tante vergogne del comunismo slavo e, purtroppo, italiano. In pratica è stata negata, rimossa, evidentemente per non sentirsi dei vermi, una pagina di Storia con cui avrebbero dovuto fare i conti da tanti anni ma che il conformismo ipocrita di comunisti e democristiani dell’epoca hanno celato. Autunno 1944, da una lettera che Palmiro Togliatti, l’italo-sovietico più autorevole dell’epoca, scrive a Vincenzo Bianco, “ufficiale di collegamento” a Trieste tra i comunisti italiani e le truppe di Tito  “Quanta più parte d’Italia sarà sotto il regime di Tito, tanta più parte d’Italia sarà libera. Quanta più parte sarà tolta a Tito, tanta più parte sarà sotto un regime conservatore e reazionario”. Non contento, nel ’45 il sovietico Togliatti invita i lavoratori giuliani “… ad accogliere le truppe di Tito come truppe liberatrici”. Lo Stato allora e per tanto tempo tacque forse per il timore di una guerra civile, forse per paura, forse, viltà: resta il fatto che la debolezza politica mostrata determinò la CESSIONE al regime comunista di Tito di Istria e Dalmazia con l’esodo di 350.000 famiglie italiane costrette ad abbandonare case, affetti e piccole e grandi storie personali per vivere in Italia entro baracche di fortuna (allora non c’era Renzi che prometteva alloggi confortevoli come quelli dei terremotati). Ecco: “profughi”, una parola che assume un significato preciso per i komunisti sotto varie forme presenti in Italia, profughi che fuggivano da quello che veniva proposto come il “paradiso dei lavoratori”, ha fuggivano dall’essere torturati o uccisi, che fuggivano dall’essere infoibati. Ecco, ritorna quella parola “foibe” in cui “… al massimo hanno trovato la morte 250 – 300 fascisti”: la pietosa opera di recupero di quei cadaveri dopo decenni (per non disturbare la vulgata comunista) conta almeno diecimila vittime, comprese donne e bambini. Ancora oggi la vergogna komunista, invece di ammettere la strage delle foibe o l’esodo degli italiani, la negano o la minimizzano, più o meno come gli islamici che negano la Shoa. In ultimo, ma con ancora più disgusto rilevo che Macerata conta sì sei feriti, ma conta anche una ragazzina uccisa e straziata, presumibilmente da nigeriani in parte espulsi dall’Italia: ebbene neanche una parola, neanche un mazzo di fiori, neanche una femminista che abbia detto “se non ora quando”. Ecco, QUANDO: ce lo dica Lei Signora Laura Boldrini, Presidenta della Camera dei Deputati!

Elio Bitritto