Un libro su Montale

eugenio-montale1-800x400Montale, biografia di un poeta di Giulio Nascimbeni, con prefazione di Franco Contorbia e postfazione di Enrico Nascimbeni, Il Leggio Libreria Editrice, 2017. RECENSIONE Il Leggio Libreria Editrice ha riproposto recentemente (2017) Montale Biografia di un poeta di Giulio Nascimbeni, pubblicata nel 1969,e ripubblicata nel 1975 e 1986. L’ultima edizione contiene una prefazione di Franco Contorbia ed una postfazione di Enrico Nascimbeni. Che dire di questo volume? E’ un nuovo tentativo di presentare la grandezza artistica e la complessa personalità di Eugenio Montale, ormai consacrato come uno dei massimi, se non il massimo, poeta italiano del Novecento. Ma questo giudizio corrisponde a verità? Leggendo il libro si direbbe di sì. Altro è invece, a parer mio, dovrebbe essere. Il Montale degli Ossi di Seppia deve tantissimo a Camillo Sbarbaro,(soprattutto per la tematica dell’assurdità del vivere) e Montale lo riconosce solo di sfuggita a denti stretti. Nelle Occasioni tenta di ‘attraversare’ la poetica eroica di Gabriele D’Annunzio. Ma lo fa servendosi di un linguaggio ermetico, volutamente contorto. E con il senno di oltre 80 anni mi permetto di affermare che mentre il D’Annunzio è leggibilissimo, gradevolissimo, semplice, solare, Montale è quasi indecifrabile, usa una lingua che rasenta il barocco. Si dice antifascista, ma il suo è più un antifascismo culturale che politico durante gli anni fiorentini. In realtà Montale è un pantofolaio che vivacchia lavorando come segretario al Gabinetto Viesseux a Firenze. Dal 1948, lui che vive quasi nell’indigenza, si trasferisce a Milano e comincia a collaborare al Corriere della Sera. Scrive recensioni musicali in particolare avendo voluto, senza riuscirci, diventare un cantante d’opera.. ‘Scrive altresì di letteratura anglo-americana per la terza pagina, avvalendosi anche della collaborazione dell’amico americano Henry Furst, il quale gli invia molti articoli su autori e argomenti da lui stesso richiesti. La’ vicenda venne rivelata da Mario Soldati nel racconto “Due amici” (Montale e Furst) nel volume Rami secchi (Rizzoli 1989) e soprattutto da Marcello Staglieno, con la pubblicazione su una terza pagina de il Giornale diretto da Indro Montanelli di alcune delle lettere inedite di Montale all’amico’.(Wikipedia) In realtà il rapporto tra Montale ed Henry Furst è molto più complesso e rivela la vera natura del poeta, avido di onori, nevrastenico, incapace di rispettare le scadenza che il giornalismo impone. Per cui, come le lettere a Furst rivelano, gli chiede aiuto e si fa scrivere tutta una serie di articoli che, senza ritegno, pubblica usando il proprio nome. Va detto che Furst lo ha sempre considerato un vero amico, ma nell’Italia del secondo dopoguerra, in pieno trionfo del neo-realismo e dell’antifascismo, Montale non riusciva, o subdolamente nascondeva, il suo rapporto con Henry Furst. Il quale era stato segretario di Gabriele D’Annunzio a Fiume e poi, in reazione al conformismo degli intellettuali italiani verso la sinistra, aveva deciso di aderire al Movimento Sociale ed era diventato collaboratore a Il Borghese. Negli stessi anni, 48-56, Montale scrive e pubblica la raccolta La Bufera ed altro, che lo consacra come gran poeta anti-fascista. E da quel punto cominciano gli onori, fino al Nobel, alla nomina a senatore a vita. Non c’è stato poeta in Italia e forse nel mondo che abbia goduti di tanti riconoscimenti durante la sua vita. Poco o nulla aggiungono alla sua fama di poeta le raccolte Xenia e Satura, scritte in memoria della sua amante e poi moglie, e soprattutto Diario del ’71 e 72, espressione del suo acido solipsismo e conservatorismo sociale. Interessante ricordare un particolare. Quando fu chiesto a MOntale di fare il giurato contro le Brigate Rosse, rifiutò dicendo che ‘ Son sono un eroe’. Come va visto oggi Montale? Come una delle voci significative, ma non il maestro della poesia italiana del Novecento. Giuseppe Ungaretti può stargli alla pari e superarlo. Eppur Ungaretti ebbe tanti problemi per il suo patriottismo e la sua adesione al fascismo. E non vinse mai il Nobel. Chi critica inoltre D’Annunzio e la sua poesia , lo fa spesso attaccando la sua immoralità, il suo modo di vivere eroico. Fa cioè combaciare vita ed arte, mentre nel caso del Montale, chi lo ammira, difende il principio che occorre separare la poesia dal Montale dalla sua vita. Prevale in realtà ancora al giorno d’oggi nei confronti di Montale e della sua grandezza una forma di tacito ed irrinunciabile conformismo. Da dove deriva’ Dal giudizio espresso da Gianfranco Contini. E chi tra i docenti d’italianistica in Italia ed all’estero, osa mettersi contro Contini? Concludendo. La riedizione della biografia di Montale scritta da Giulio Nascimbeni è un libro inutile, ridondante in quanto non fa altro che ribadire giudizi che vanno rimessi in discussione.

Filippo Salvatore