La Memoria e la politica

The gate of the Sachsenhausen Nazi death camp with the phrase 'Arbeit macht frei' (work sets you free) photographed on the International Holocaust Remembrance Day, in Oranienburg, about 30 kilometers, (18 miles) north of Berlin, Wednesday, Jan. 27, 2016. The International Holocaust Remembrance Day marks the liberation of the Auschwitz Nazi death camp on Jan. 27, 1945. (ANSA/AP Photo/Markus Schreiber)

Il 27 gennaio scorso si è celebrata, come è noto, la Giornata della Memoria. La giornata del 27 gennaio è stata scelta, a livello internazionale, in ricordo del 27 gennaio del 1945, giorno in cui l’Armata Rossa raggiunse il campo di sterminio di Auschwitz. Molte sono state le manifestazioni in tutta Italia, come nella nostra città.

L’evento è sicuramente utile, anzi necessario, per non dimenticare un evento, l’Olocausto, che ha segnato in maniera indelebile la storia del nostro continente. Un’altra ricorrenza sarà celebrata il 10 febbraio prossimo, e si tratta del Giorno del Ricordo. Il 10 febbraio è stato scelto invece dal Parlamento italiano per ricordare le vittime italiane delle foibe e gli esuli istriani e dalmati costretti ad abbandonare le loro case e la loro terra dopo la sconfitta dell’Italia nella seconda guerra mondiale.

Quella delle foibe è una vicenda senz’altro dolorosa che non va neanch’essa dimenticata, perché è parte della nostra storia. Ciò che spesso succede, in Italia e non solo, è che ricorrenze come quelle appena menzionate diventino occasione di polemica politica.

Questo è dovuto senz’altro alla nostra storia politica, che ha visto per decenni le contrapposizioni fascisti-antifascisti, comunisti-anticomunisti e fascisti-comunisti.

La Resistenza, quindi la Liberazione e in generale l’antifascismo sono stati identificati pertanto come fenomeni di sinistra, non senza motivo, visto che le formazioni partigiane in buona parte (ma non tutte) sono state senz’altro di matrice socialista e comunista, mentre gli antesignani dei postfascisti (a volte neofascisti) nostrani stavano dall’altra parte.

Per quel che riguarda la vicenda delle foibe, invece, è stata spesso sottaciuta o distorta anche a seconda delle convenienze politiche: frutto di una contrapposizione secolare tra italiani e slavi per la permanenza nell’Adriatico orientale, la vicenda ne ha costituito il tragico epilogo: col crollo dell’Italia nel secondo conflitto mondiale e l’instaurarsi del regime di Tito nell’allora Jugoslavia, è stato posto in essere un tentativo – parzialmente riuscito – di pulizia etnica ai danni degli italiani colà residenti e di espansionismo ai danni della Venezia Giulia italiana.

Non solo: le purghe e le esecuzioni, per infoibamento e non soltanto, hanno anche colpito numerosi slavi sgraditi, o avversi, al nuovo regime. Gli esuli italiani istriano-dalmati, che riuscirono a rientrare in Italia, non furono accolti sempre a braccia aperte. In diversi casi furono accolti in maniera ostile dalle popolazioni locali – o da frange politicizzate di queste – che li identificavano col fascismo e con le malefatte da questo compiute ai danni degli iugoslavi. Come scritto sopra, l’antifascismo e quindi il ricordo dell’Olocausto, che a questo viene per lo più associato, sono stati spesso considerati di sinistra visto l’imbarazzo evidente delle destre postfasciste ad affrontare la questione, imbarazzo durato decenni, mentre nel caso delle foibe è stata la sinistra comunista e postcomunista ad essere in imbarazzo, vista la matrice politica del regime di Tito e il comportamento spesso contradditorio tenuto nei confronti del comunismo internazionale di cui il regime titino è stato parte.

In aggiunta a ciò, ci sono state ragioni di stato politiche e geopolitiche: la rottura tra Tito e Stalin (1948) portò ad un miglioramento delle relazioni tra l’Occidente (Italia compresa) e la Iugoslavia, con cui i governanti del nostro Paese puntarono ad una normalizzazione dei rapporti, nell’interesse di entrambi.
Inoltre, riaprire la questione foibe avrebbe portato a rivisitare le vicende belliche della seconda guerra mondiale in quelle terre, dove gli atti di ferocia ci sono stati da tutte le parti in causa.

Al giorno d’oggi certe contrapposizioni ideologiche, e certe esigenze politiche (e geopolitiche), sono in gran parte superate.

Ragion per cui, ferma restando la naturale tendenza al confronto delle idee, anche in chiave polemica, proprio della politica, specialmente sotto elezioni, è opportuno guardare a questi eventi e a ciò che rappresentano come a momenti di condivisione di quello che è un patrimonio comune, la nostra storia, con cui bisogna saper fare i conti e convivere.

Marco Sfarra

Vastinforma

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