L’ipocrisia europea sui dazi

protezionismo cinese

Grande scalpore ed unanime condanna da parte di quella entità aliena che è l’Unione Europea all’annuncio dei dazi che Trump intende porre verso i prodotti cinesi: in un’economia di mercato, in piena globalizzazione la decisione di Trump getta nello sconforto più di un’anima bella delle sinistre ex-proletarie. Naturalmente, come ho scritto nel titolo, si tratta di pura ipocrisia dato che il “cattivo” Trump ha semplicemente ribadito, confermato e, forse accentuato, i dazi che il beato (in attesa dell’elevazione a Santo) Obama aveva deciso poco prima dell’elezione del biondo presidente. In effetti questa “guerra” commerciale data da lunga pezza e vede anche l’UE (forse un’altra UE, non è chiaro) sostenere le stesse tesi di Trump che però, dette dal biondo, sono bestemmie: infatti questo camaleonte del commercio globale, l’UE, ha rigettato all’unanimità la richiesta della Cina di essere riconosciuta come “Paese ad economia di mercato”: ciò consente ai Paesi del WTO (World Trade Organization) di imporre dazi (e non solo alla Cina). Tra l’altro gli alieni di Bruxelles hanno messo in atto un teatrino da angiporto: ad oggi ha attivato 20 procedimenti “commerciali” verso la Cina su un totale di 30 di tutte le altre economie mondiali, Stati Uniti compresi! Converrete che se pure vogliamo  condannare Trump, non possiamo non pensare ad una qualche forma ignota di tara mentale dei nostri eurocrati. Tra l’altro la Cina ha la caratteristica unica (io credo) di essere il Paese che ha dazi sull’import ma anche sull’export dato che un’azienda cinese può vendere all’estero solo se non mette a rischio il raggiungimento degli obbiettivi stabiliti dai piani quinquennali in modo da rendere più conveniente per quell’azienda vendere certi prodotti in patria che all’estero: insomma la summa delle summe del  protezionismo, la Cina innanzi tutto (in inglese China First!).

Ci dobbiamo allineare alle tesi degli gnomi di Bruxelles? Speriamo ancora per poco.

Elio Bitritto