L’Aquila: Una storia che pochi conoscono..

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Oggi, 27 gennaio 2018, è di nuovo il giorno della memoria, anche se non bisognerebbe mai smettere di ricordare il passato per non sbagliare nel futuro. Potrei parlarvi di tanti avvenimenti o personaggi che si sono distinti per aver salvato migliaia di ebrei, invece ci voglio raccontare e portare a conoscenza di chi non ne ha sentito mai parlare delle “Pietre d’inciampo” ( stolpersteine in tedesco ) e la storia che sta dietro questi blocchetti di pietra, dieci per dieci, ricoperti da una piastra di ottone, che sono incastonati fra il selciato stradale davanti alle abitazioni dei deportati. Sono state create dall’artista tedesco Gunter Demnig, per lasciare una memoria diffusa dei cittadini avviati nei campi di sterminio nazisti. Questa bellissima iniziativa è partita da Colonia nel 1995 e sono state installate, fino al 2016, 56.000 pietre. Si potrebbe pensare che l’inciampo sia quello fisico ma non è così. L’intenzione di chi ha progettato ed eseguito le piastrelle è che le persone si debbano fermare a riflettere e chiedersi cosa sia quel quadrato d’ottone. Nella mia ricerca ho scoperto che abbiamo le “stolpersteine” a Chieti,Teramo (2016) ed a L’Aquila,per l’unico deportato nei campi di sterminio che la sorte ha voluto che non fosse neanche originario della città. Giulio Della Pergola, così si chiamava, figlio di Della Pergola Raffaello e di Tedeschini Emilia,era nato a Firenze il 6/08/1895. Il destino lo portò a L’Aquila per sposarsi con Ada Coen. Era un commerciante ed insieme alla moglie gestiva un negozio di stoffe proprio in Piazza Duomo, dove il 12 gennaio del 2012 , su iniziativa della nipote, Fausta Carli Finzi e di Guido Coen, pronipote della sua vedova, è stata apposta l’unica pietra aquilana che ricorda la Shoah. Giulio Della Pergola fu tratto in arresto a L’Aquila il 13 gennaio 1944 dove fu detenuto in carcere fino a che, con un treno che partì il 30 gennaio dello stesso anno il cui numero di convoglio era 0, raggiunse Milano. Arrivò ad Auschwitz il 6 febbraio, dove morì a soli 49 anni. Alla cerimonia di commemorazione ed apposizione della “Pietra D’Inciampo” erano presenti amici arrivati da Torino, Milano, Roma, Terni e Gerusalemme. Corrado Vivanti ( nipote), ha voluto che il figlio Alessandro leggesse uno straziante ricordo di una vita distrutta dalla Shoah. Quanto prima mi recherò in Piazza Duomo per vedere se la pietra si trova al suo posto e chiedere scusa per aver saputo solo ora di questa bellissima storia, sperando che altre numerose “stolpersteine” si uniranno a quelle già esistenti.

Anna Maria Orsini