Elena Sangro, “la piacente”. Un libro di Franco Di Tizio

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Domenica 21 gennaio si è svolta, presso la Pinacoteca di Palazzo D’Avalos, la presentazione del libro “Elena Sangro e la sua relazione con Gabriele D’Annunzio” scritto da Franco Di Tizio. L’evento, introdotto e moderato da Elio Bitritto, ha visto gli interventi di Peppino Tagliente e Luigi Murolo. Introducendo l’evento, Bitritto ha definito il libro “opera omnia, esaustiva, con tutti i riferimenti chiave”. Maria Antonietta Bartoli Avveduti, questo è il vero nome della Sangro, è stata una importante attrice del cinema muto. Nata a Vasto, la Avveduti si trasferisce giovanissima a Roma dove, dopo aver tentato la carriera teatrale, esordisce nel cinema muto in Fabiola (1918), film diretto da Enrico Guazzoni. È solo l’inizio di una carriera cinematografica di successo, che porta l’attrice a recitare in diversi film e la trasforma in una diva del cinema muto degli anni ’20 dello scorso secolo. Nel frattempo, a Roma, c’è l’incontro con Gabriele D’Annunzio. Tra il Vate, che ne è un ammiratore, ed Elena Sangro, come adesso l’attrice si fa chiamare (è probabile che questo pseudonimo sia opera dello stesso D’Annunzio), nascerà una relazione destinata a raggiungere il culmine alla metà degli anni ’20, tant’è che D’Annunzio dedicherà alla Sangro (“Alla piacente” come la definirà il Vate), dopo un lungo soggiorno di entrambi al Vittoriale (1927), durante il quale era divampata la passione tra i due, il poemetto Carmen Votivum. È sulla relazione tra i due, e sulla figura della Sangro, che è stato incentrato l’intervento di Peppino Tagliente. L’oratore ha definito la Sangro “Una donna che aveva un carattere forte, una donna che si era fatta da sé”, e che “aveva una sua statura intellettuale”. Tagliente ha anche letto un passaggio epistolare da cui si evince la capacità dell’attrice di controbattere alle argomentazioni del Maestro e di reggere un confronto dialettico con lo stesso (“Tiene veramente testa a D’Annunzio e badate che tenere testa a D’Annunzio non doveva essere assolutamente facile” ha sottolineato Tagliente). “Ho un pessimo carattere, e sono una seccatrice, come dice il Comandante – dice di se stessa la donna nella missiva -, ma sarebbe più facile strapparmi il cuore che strapparmi dal cuore gli affetti”. “Mi volete sempre giudicare una affarista, e forse questa mia veste vi dispiace, ma così una donna moderna può salvare una dignità indipendente”, scrive inoltre la Sangro. La storia d’amore tra i due è documentata dalla corrispondenza ancora conservata presso l’Archivio del Vittoriale. Una donna sicuramente moderna, Maria Antonietta Bartoli Avveduti, moderna ed intraprendente, capace di farsi da sé, come attrice, ma anche aiuto regista e produttrice. La fine del cinema muto, infatti, segna indelebilmente la carriera dell’attrice, che si ritira dalle scene e col nome Lilia Flores  si esibisce nei concerti, anche se non rinuncia del tutto al cinema interpretando piccoli ruoli in alcuni film, fino ad un cameo in ‘8 e mezzo’ di Federico Fellini. Un amore per il cinema (“il cinematografo è una brutta malattia dalla quale, a meno di un matrimonio con un uomo molto ricco, non ne guarirò mai” scrive la Sangro nel carteggio di cui sopra), il suo, che la porta a fondare, nel secondo dopoguerra, una sua casa di produzione con cui realizza diversi documentari d’arte. Domenica 21 gennaio, alle ore 17, è stata inaugurata una mostra in onore della Sangro presso la Sala Mattioli. Con questa iniziativa, che non è la prima nella nostra città, l’attrice è stata omaggiata nella sua città natale, che la donna non ha dimenticato (“Sono una vera italiana, e paesana de lu Uasto” scrive la stessa nella missiva più volte menzionata) e che D’Annunzio, in onore di lei, ha omaggiato: “Elena Sangro, di Vasto d’Aimone, città di grazia. Fiore della mia Terra… Fiore degli Abruzzi”.

 

Marco Sfarra

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