Il Nuovo Asse

merkel e macron

E non cominciamo con gli insulti: non è il più famoso e funesto “Asse”  di cui qualcuno teme la rinascita, è un altro, più scientifico, al passo con i tempi ma non meno pericoloso: sto parlando dell’Asse franco-tedesco (beh i tedeschi comunque ci stanno sempre, soprattutto se devono fregare qualcuno). Parlavamo di un nuovo Asse tra le due “M” europee (la terza M, la May, ha preferito tirarsi fuori considerati i partner) che è diverso da quello funesto del 1936, così come è diverso da quello nato dalla voglia di grandeur di De Gaulle e dal timore di Adenauer dell’espansionismo sovietico che aveva, all’epoca, fagocitato una bella parte del territorio tedesco. Nei giorni scorsi si è dunque riproposto un asse, forse un assicello, tra l’ambizioso Macron e la stagionata Merkel: un asse teso a ribadire la leadership franco-tedesca sul resto d’Europa anche se, oggi, non solo non esistono più le condizioni che portarono al patto tra Adenauer e De Gaulle tra i due Paesi ma anche all’interno dell’Europa con i Paesi dell’ex blocco orientale che hanno una diversa consapevolezza dei propri diritti, dopo la dittatura comunista. La domanda è: Francia e Germania, ce la faranno a tenere testa e/o a guidare una entità complessa come l’Europa attuale? Il sogno degli Stati Uniti d’Europa, spesso paragonato agli Stati Uniti d’America è ambizioso quanto … onirico: quella nazione è stata costruita sulla base di una lingua comune o, comunque, prevalente, sulla base di un espansione in un territorio enorme tutto da scoprire, costruire, sviluppare a differenza di un’Europa in cui sono presenti decine di lingue diverse, di culture diverse, di storie diverse, di religioni, pur dallo stesso ceppo, anche loro in qualche misura diverse, unite solo da un “nemico” che oggi si affaccia prepotente sulle sponde meridionali europee, accolto come il cavallo di Troia non si sa se ida ingenui come i troiani o consapevoli come i più tragici traditori. Mi chiedo quali siano gli accordi non rivelati tra i due, quelli che non conosceremo mai, quelli che dovranno o dovrebbero dare all’Europa quella caratteristica di unicità, di integrazione tra i componenti che, a parere mio è sempre più difficile. Difficoltà tanto più evidente considerando che i cosiddetti movimenti populisti, presenti in tutte le nazioni europee, non sono (come si vuol far credere) la risposta di pancia a delle soluzioni imposte con la forza delle leggi economiche e non culturali, rappresentano soprattutto un disagio dato dalla improvvisazione, soprattutto in Italia, delle modalità di accoglienza e controllo di questi “nuovi europei”. L’Europa delle Nazioni, delle diversità, delle unicità è cosa ben diversa da un’Europa a tavolino, in vitro, una clonazione malriuscita dell’unione americana. Il cosiddetto “populismo” può non esser la risposta, la soluzione dei problemi europei, ma è comunque l’espressione a volte sommessa, a volte gridata, di un disagio di cui chi sta in alto non si accorge o non vuole riconoscere. La fase successiva, una volta che il Patto d’Acciaio tra Germania e Francia sia consolidato, è quello di accordi con gli altri Paesi: accordi, naturalmente, all’interno dell’Accordo quadro  principale. È questa la nuova Europa che vogliamo? O è quella che pochi burocrati, senza anima e grande presunzione vogliono imporre?

Elio Bitritto