Preghiera. “Dio, vieni in mio soccorso”

IC-XC-NI-KA_Domine adDeus, in adjutorium meum intende.
Domine, ad adjuvandum me festina.
“O Dio, vieni in mio soccorso; Signore, vieni presto ad aiutarmi”
[Sal 69,2].

Ripreso da tutto il complesso della Scrittura, questo versetto contiene l’invocazione umile e sincera, colma di serena fiducia a Dio nelle traversie della vita; testimonia la natura duplice di un essere umano, entità unica ma complessa di anima e corpo. Se il suo organismo materiale ha bisogno del “pane quotidiano”, naturale e indispensabile alimento per la vita corporale – quel che legittimamente chiediamo al “Padre Nostro che è nei cieli”- la preghiera biblica sopra citata vuol indicare la certezza che, pure nell’afflizione e nel patimento, l’uomo esprime non soltanto la necessità d’essere esaudito, ma anche e non meno la convinzione che un aiuto da Dio è sempre presente e disponibile. Ed è il necessario conforto per non cedere alla deleteria tentazione di disperare.

Seppure lo stesso Gesù, nel suo Vangelo, ci abbia esortato a un fiducioso “Chiedete e vi sarà dato”, è certamente questa una preghiera, un’invocazione all’Altissimo. C’è in essa l’ammissione della nostra debolezza organica ed esistenziale, ma anche un’implicita certezza di poter rivolgere a Lui un tenero invito ad affrettarsi nell’accorrere in aiuto, a somiglianza del grido di un bambino a un genitore per avere soccorso in una difficoltà. Testimonia che sentirsi, singolarmente o comunitariamente in confidenza con il Creatore rappresenta un naturale presupposto per rendere fattivo e beneficante (… in adjutorium) l’esercizio della caritas fra gli uomini. Questa preghiera – parole di Papa Giovanni XXIII – scioglie in tenerezza il Signore, il quale interverrà, stiamo pur certi, dandoci il soccorso che ci occorre, reso concreto in quello che è definito dagli uomini, e che per mano di noi sue creature si manifesta e realizza, la Divina Provvidenza”.

gfp


Domine Deus (note gregoriane)