Questa ‘befana’ non ci piace affatto (… “porelli nui”)

befanaE’ questo il giorno dell’Epifania: doni e tanta domestica allegria, per i bambini che ricevono “la befana”, ovviamente. Ma se è vero che “…tutte le feste porta via”, come ogni principio d’anno, ancora in questo, per i loro genitori o i nonni, la “befana” è di tutt’altra natura e specie. Gli annunciati, da altri programmati e imposti, rincari di ogni bene o servizio, con altri accresciuti balzelli in forza di balzane leggi, italiane o europee, fanno meditare e, all’occorrenza, imprecare. Sarà dunque lecito, sacrosanto si direbbe, farlo almeno in versi, dando voce e ascolto, nel suo gergo dialettale, al Pasquino di turno del paese che tutti hanno.

La composizione poetica che qui di seguito trascrivo è in “vicovarese”, pubblicata da Angelo Orfei (1913-1992) un genuino poeta locale, di fresca vena e notevole capacità metrica, in una sua raccolta in lingua nazionale, in romanesco e nel dialetto del suo paese, Vicovaro, Comune del Lazio posto lungo il percorso della Tiburtina, a circa 45 km di Roma.

L’anno “bruttu” di cui ci parla in maniera sconsolata e un tantino rassegnata (giacchè l’essere ‘sudditi’ e sottomessi anche in età repubblicana e democratica è retaggio antico) è il 1986. Un anno poi non troppo lontano, ma comunque del tempo della detta Prima repubblica, nel quale – annota il poeta – … “invece de i annanzi iamo areto”. Non diversamente e non meno che alla fine dell’anno (…della ripartenza) del Signore Duemila e diciassette.

befana-tasse

Corsi e ricorsi storici – diremo, soltanto momenti particolarmente difficili della vita nazionale, questi? No. Come sappiamo, tutto avviene alla stessa maniera, solita e codificata. Insomma i rincari a inizio d’anno possono ben dirsi “una tradizione”, ma di quelle che faremmo ben volentieri a meno. Diciamo che oggi noi mangiamo un po’ meno paesano (abbiamo abolito dalla cucina … “lo struttu”), tasse e imposte, dirette e indirette, hanno cambiato fantasiosamente nome, ma, insomma, l’andazzo brutto del potere e la preoccupazione della gente sono sempre quelli, tali e quali, … porelli nui! (gfp)

Porelli nui

L’ottantasei è statu un anno bruttu.
Trasmissiru alla radio ‘na matina,
che recrescea jù gasse, la binzina,
lo pà, le sigarette e jù priciùttu.
Co’ ‘u mese è recrisciutu quasi tuttu,
la ciccia, le saraghe, la farina,
lo caciu, jù baccalà, la margarina,
le patane, l’alici co’ lo struttu.

Co’ tutti i sacrifici ch’emo fatti,
l’Italia arìa da esse ‘na signora,
invece i pensionati e chi laòra
vau parlenno soli comme i matti.
Quanno au da descore de contratti,
pe’ aumentatte cinque lire l’ora,
se reunìsciu, e doppo ‘na mezz’ora
lascianu tutti comme cazzumatti.

Co’ ‘stu governo pinu de magnuni,
invece de i annanzi iamo aréto,
e le tasse le paganu i fregnuni.

L’Italia, sta ‘mezzo a tanti guai
che peggio de jù puzzu de Cineto,
più étti robba e più ‘n se rempie mai.

Angelo Orfei / Poesie (sez. Vicovarese)
E. Montagnoli Editore 1991


Nota. Sebbene in dialetto (ma non troppo), non credo che il testo abbia bisogno di traduzione per essere compreso. A chi non è vicovarese, non romano e neppure laziale darà qualche problema in una prima lettura, ma è preferibile lasciare i versi e le parole con la loro coloritura e lo specifico suono, nella sua sana gergalità satirica.