Fine anno tra banche,politica e debito pubblico.

e8a1e5da-bd36-4f8d-83aa-68ebfd052c0c_largeL’affare Boschi merita alcune considerazioni fatta la premessa che , a quanto pare, la Ministra in Parlamento aveva detto di non aver avuto contatti  sulla Banca Etruria.Cosa poi risultata poco attendibile- Cio’ chiude  un aspetto del problema.

Assumiamo ora che  nella Provincia di Chieti esista un Deputato o Senatore che di fronte al sospetto di un fallimento    di una Cassa di Risparmio , ed ammettiamo che sia quella della Provincia di Chieti, non faccia alcun passo politico per cercare in un primo momento di intervenire tramite gli organi preposti per capire se la gestione era o meno professionale . Quindi    intervenire per proteggere i suoi concittadini, tra i quali potrebbe anche esserci un suo parente o affine nel Cda.

Dunque un Senatore o Deputato, per rispettare le regole dell’indipendenza degli organi preposti si astiene da qualunque azione preventiva o successiva .

Se nell’ipotesi della Ministra Boschi c’e’ stato un eccesso di zelo( ripeto: indipendentemente dal non averlo detto chiaramente in Parlamento) nell’altro caso siamo in presenza di una ghettizzazione della politica che diventa cosi struttura  apparente, cosa diversa da essere  trasparente.

Un giorno accadrà   che un   Ministro, mettiamo alla  Pubblica Amministrazione,  non potrà intervenire se saprà che un immobile sta per cadere , anche perche’ non e’ di sua competenza e in quella casa ci abita suo padre.

Poi la Magistratura interverrà per decidere se “ non poteva non sapere”

Questo gioco al ribasso della funzione della politica colpisce in definitiva tutte le competenze burocratiche e istituzionali che sono alla base di quella impotenza che caratterizza il nostro Paese.

Con una ulteriore aggravante:  che il “non intervento” di un governante  non si lega ad una concezione etica della propria funzione ma nasconde solo la paura di aggressione da parte di chi non governa.

Sempre su un terreno analogo ma ,mutatis mutandi,  molto simile e’ la discussione europea sul debito pubblico.

Quello Italiano e’ ora a 131 punti. Quello di 5 Paesi , Francia, Belgio  Spagna , Grecia e Portogallo, sommati al nostro e diviso poi per  i sei  Paesi di riferimento è , nella media  , 111 Punti.

Dunque in un calcolo  ponderato  l’Italia ha solo un 17% sopra la media che non e’ una iattura contabile nei limiti in cui si entri nella strategia politica di affermare il principio che esistendo una moneta unica non si puo’ abbandonare il concetto di equità tra i Paesi e che quindi i calcoli vanni fatti tutti assieme e non uno alla volta per rimprovera l’altro (ancora sento la frase “ L’Italia deve fare i compiti a casa “ ).

Lo stesso argomento vale per il famoso Spread. E’ ancora  ipotizzabile che un prestito in Euro fatto in Danimarca costi di meno dello stesso prestito fatto in Grecia ? sarebbe come dire che un prestito  alla Regione Lombardia sia a piu’ buone mercato di quello alla Regione Abruzzo.

E quando La Germania “incluse” quella dell’Est non ci venne chiesto quali compiti avrebbero fatto in casa.

E qui torniamo al ruolo marginale della politica in senso stretto.

Se esiste una BCE nella mani del bravissimo Draghi , deve esistere  una classe politica italiana  che si esponga e difenda questi principi basilari di equità , che rischi, che non stia  sempre in difesa . Se esiste si  pone fine alla stupida domanda “se restare o meno nell’euro” dando spazio a analfabeti della politica e dell’economia.

Speriamo che la Presidenza in nostre mani del Parlamento Europeo   dia coraggio alla politica italiana.

Gianfranco Bonacci