Parole in versi, per un anno ancora (da G. F. Pollutri)

Per un “Buon Anno” 2018, riceviamo e pubblichiamo,
da Giuseppe F. Pollutri (Roma)

Una composizione lirica che, lungo la traccia del ricordo, nell’ineludibile mestizia di un giorno in cui “La conocchia dell’oscura Dama” “è scorta”, si fa racconto di vita, “sorgivo canto”, pur “mentre del cuore il battito / si fa più lieve, come l’onda stanca, /che a sera, in riva al mare viene”.
Evoca e ritraccia il percorso di un amore, fiorito, tenuto in vita, divenuto negli anni fruttuoso di beni diversi, quelli che rendono il giorno, gli anni che vengono e che vanno, degni di essere vissuti e poi divenuti per sé e per altri gratificante memoria. Affinché per un figlio sia e resti un esempio, chiara dote di valori, sostegno al vivere, nel puntuale ripensamento di chi l’ha generato, custodito e, come Dio e natura vuole, poi lasciato. Orfano nella persona, mai solo nella mente e in cuore.


Per un figlio sia vita ancora

Riprendiamo noi assieme, cara,
dei nostri passi il tracciato solco,
all’incrocio dell’esistenza mia e tua,
coniugata allora, tenuta viva ogni ora
nei giorni trascorsi, negli anni sempre.

Come sorgivo canto dal cuore
e dalla mente furono, ricevuti e dati,
i baci. All’incontro degli sguardi la luce
venne a irradiare quel che ci diede fede,
amore e vita negli anni vissuti poi.

Del nostro mutuo fabulare il suono,
s’avverte ancora persistente l’eco
fra i mattoni e le calcine delle case
assorte, mentre del cuore il battito
si fa più lieve, come l’onda stanca,
che a sera, in riva al mare viene.

La conocchia dell’oscura Dama,
che ha in sue mani il fuso, per noi
è scorta, ma di porre in terra il seme
e tessere parole con i gesti ancora,
persiste il destino, dovere e voglia.

Al fin che un figlio custodisca a lungo,
nell’esistenza futura, e sua progenie,
del vivere nostro i frutti e la memoria.

Giuseppe Franco Pollutri
Roma, 1° gennaio 2018