Il Lunario del 2018: identità e vastesità

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Giovedì 21 dicembre scorso, presso la pinacoteca comunale sita in Palazzo d’Avalos, si è svolta la presentazione del ‘Lunarie de lu Uaste’ 2018.

L’almanacco, giunto ormai alla diciottesima edizione (“è diventato maggiorenne”, ha commentato scherzosamente uno dei convenuti), è stato presentato da Peppino Tagliente, Paolo Calvano e Fernando D’Annunzio, che ne sono gli – ormai storici – autori.

Moderatrice – e intervistatrice – dell’evento è stata Simona Andreassi.

L’evento è stato arricchito dagli intermezzi musicali, curati da Vincenzo Galassi, e da alcune gag in dialetto (rigorosamente uastarolo), interpretate da Silvana Di Francesco e Anna Scafetta.

Il Lunario, che, come oramai da tradizione, racconta la nostra città attraverso aneddoti, eventi storici, biografie di vastesi più o meno illustri, rappresenta una delle maggiori iniziative di difesa, tutela e conservazione dell’identità vastese.

Identità rivendicata da Tagliente, che, nel suo intervento, ha difeso il legame con propria terra, in antitesi con certi modelli culturali attuali, che – ha sottolineato Peppino – esaltano la mancanza di radicamento come un valore. Radicamento non semplicemente alla propria terra, ma anche alla propria cultura, alle proprie tradizioni, alla propria identità.

Una difesa della vastesità, quella dell’ex sindaco, che spazia dalla cultura alla politica, dal Lunario al Premio San Michele, fino a trasformarsi in azione politica, tramite la lista civica chiamata                           – significativamente – ‘Unione per Vasto’ che, a differenza di quanto spesso accade alle liste civiche, che nascono in funzione di una tornata elettorale e terminano con quella, prosegue, anche attraverso eventi dalla valenza anche sociale, la propria azione.

Una vastesità, quella narrata dal Lunario, che trapela dai racconti, dalle immagini d’epoca e non, dalle biografie, dall’uso del dialetto, dal tentativo di raccontarci una Vasto passata, ma le cui radici si proiettano, per il tramite del presente, nel futuro.

Il Lunario, infatti, pur narrando in buona parte fatti passati, si proietta idealmente nel futuro, come simboleggia la presenza del calendario del 2018, tentando di “attualizzare il passato” come ha chiosato Tagliente, rispondendo ad una domanda.

Una storia viva, dunque, dove non solo “si parla di vicende storiche – come ha sottolineato Tagliente – ma anche di attualità”.

 

Marco Sfarra