Natale di Gesù: il dono della Carità

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I

In questi giorni mi sono occupato della riproduzione in ceramica di uno stemma vescovile. Il motto dell’ecclesiastico recita: “Omnia in Caritate”. Come lui ha tenuto a dirmi, l’ha tratto da una lettera che l’Apostolo Paolo inviò ai seguaci di Cristo, abitanti nella città di Corinto. Per la precisione il testo è precisamente questo: “Omnia vestra in charitate fiant”Fate (sia fatta) ogni cosa con carità (Cor. 16,13-14). Una raccomandazione che Paolo di Tarso rivolgeva ai suoi compagni di fede cristiana, invitandoli a comportarsi secondo l’insegnamento di Gesù, sia nelle rivalità presenti fra loro che nei rapporti conflittuali con i pagani ancora presenti numerosi nella loro comunità cittadina.
Ma c’è di più. Nella frase completa è evidente il verbo fare. L’esortativo “fiant” indica, nel comportamento interpersonale, una positività d’azione, non un teorico sentimento di ‘bontà’ o di vago umanitarismo. “È vero che nel progetto di Dio – cito le parole del vescovo in argomento – risorse e capacità dell’essere umano sono di per sé orientate al bene di tutti, ma se noi non le mettiamo in circolo, esse non servono più a realizzare la finalità per cui il Creatore ce le ha donate”. Sta in questo la caritas, l’esplicitazione della compassione e amore da rivolgere verso il “prossimo tuo”, precetto fondamento della religione cristiana.

SAN-NICOLA

II

In questi giorni, in Rete, qualcuno ha ancora una volta osservato che il Natale (di Gesù) ha nulla a che fare con Babbo Natale, il Santa Claus anglosassone, seppure sia questa una figura natalizia ormai diffusa e condivisa in occidente e non solo. Difficile, e anche un po’ stucchevole e ozioso, entrare nella diatriba che vuole forzosamente metterli in competizione. Certo, anche gli stessi bambini, a un certo punto della loro crescita si chiedono: Chi mette i regali sotto l’albero? Babbo Natale o Gesù Bambino?”, ma dal punto di vista socio-pedagogico appare un falso problema. Anche se qualcuno definisce il babbonataleuna fra le tante americanate che hanno invaso la nostra vita”, sono in pochi quelli che hanno accettato e condiviso il “Ma quale Babbo Natale? … Non esiste!” sbattuto in faccia ad un bambino da parte di un venditore di una nota catena commerciale inglese. Una sortita improvvida e in certo senso crudele, che ha provocato da parte della madre, dopo rabbia e sconcerto, un reclamo alla stessa Azienda, affermando: “Ha rubato a mio figlio il Natale”.

Natività

III

Ora se è vero che non può essere il Gesù Bambino, nella ricorrenza del suo Natale, a offrire e portare doni agli altri bambini, possiamo ben pensare e dire che il tradizionale presepe è pur sempre il luogo e il momento dei doni, anche se sono i pastori, la gente, poi i Re magi (dona ferentes) che portano i regali, quali che siano, al neonato e ai suoi genitori.
Il Natale dunque è festa di ‘carità’, a prescindere dalle forme con cui si manifesta nelle diverse parti e popolazioni, è espressione d’amore e di sostegno a chi ha bisogno, sia per le necessità primarie della vita, come per quelle che si direbbero superflue di per sé, ma che sono ugualmente vitali, in particolare se si pensa all’età infantile, giacché sono rappresentazione, educazione e acquisita cultura, di felice convivenza, di unione famigliare e sociale. Il Natale di Gesù è, dunque e comunque la festa del “dono”, l’innovativa cultura dell’amore, fattore di vita e di concordia fra gli esseri umani. Vogliamo dirci cristiani o no, credenti o laici, non possiamo che ripetere con San Paolo, al nostro prossimo, come a noi stessi: … “Omnia vestra in charitate fiant”.

Giuseppe F. Pollutri