Confronti storici. All’inizio i barbari erano pacifici immigrati.

barbariAll’inizio i barbari erano pacifici immigrati. Poi divennero feroci invasori. Prima dell’ invasione, della conquista dei territori imperiali, dei massacri di massa e delle distruzioni, i barbari si presentarono alla frontiera del Danubio come pacifiche popolazioni in cerca di una sopravvivenza meno ostile delle terre nordiche da cui provenivano. Gli storici di quel periodo, come gli intellettuali dei giorni nostri, scrivevano che i barbari attraversavano il Danubio alla conquista della felicità. L ‘impero riusciva a gestire questa pacifica presenza dei barbari. Guerre ed epidemie creavano, nelle province dell’impero, spesso crisi demografiche che la presenza dei barbari immigrati contribuiva a fronteggiare. Così i latifondisti potevano utilizzare questi contadini vigorosi e che s’accontentavano di poco. Essendo uomini liberi gli immigrati potevano anche essere arruolati nell’esercito. Quindi oltre che ai latifondisti gli immigrati erano graditi anche ai capi militari perché con il loro reclutamento rinvigorivano le quadrate legioni romane. Ma nel 376d.c. ai confini del Danubio si presenta un intero popolo che chiede di essere accolto. Questa volta non si tratta dei soliti gruppi di migranti alla ricerca di terre da coltivare e di lavoro. Questa volta si presenta un intero popolo. Sono decine di migliaia di guerrieri con al seguito le loro famiglie, gli animali domestici e con i carri pieni di povere masserizie e di limitate scorte alimentari. Questo popolo sono i Goti. Di origine germanica rafforzati da guerrieri provenienti dalla Romania, dai Paesi Baltici, dall’Ucraina. Sono terrorizzati. I loro villaggi sono stati devastati dagli Unni. Un popolo di guerrieri che provengono dalle steppe asiatiche. Vivono a cavallo, riferiscono quanti hanno conosciuto la sventura di imbattersi nelle loro orde. Hanno una capacità di movimento impressionante. E sembrano non avere nemici in grado di resistere. I generali romani di fronte a un intero popolo che vuole attraversare il confine e rifugiarsi nei territori difesi dalle legioni, si oppongono a questa ondata migratoria. Ne diffidano, anche perché questi goti sono guerrieri organizzati con le loro famiglie al seguito. Ma gli unni premono alle spalle. Ed ecco che il Danubio in piena, come sta avvenendo ai giorni nostri col Mediterraneo, viene attraversato su zattere di fortuna. I morti travolti dalla piena non si contano. Quelli sopravvissuti, approdati alla riva non sono umili e rassegnati come gli immigrati degli anni precedenti. Nascondono le armi, fanno credere ai romani che hanno intenzioni pacifiche. Il governo invia aiuti per fronteggiare l’emergenza. Ma una quota consistente di quegli aiuti finiscono nelle tasche dei generali romani e dei loro accoliti. La corruzione dilaga come nelle contemporanee cooperative che in Italia gestiscono l’affare immigrati. I Goti non sono disposti a subire ruberie, prepotenze, umiliazioni. E tanto meno tollerano di essere sfruttati e ricattati dai romani che vogliono tenere in ostaggio i loro bambini e ragazzi per assicurarsi la docilità dei nuovi arrivati. La ribellione dilaga. Ai nuovi arrivati si aggiungono tutti quegli immigrati che sembravano pacifici e rassegnati. L’esercito ribelle affronta nel 378 d.c. le legioni romane comandate dall’Imperatore d’Oriente Valente. I romani vengono travolti ad Adrianopoli, l’odierna Turchia. I pacifici immigrati ormai si sono trasformati in insidiosi guerriglieri che saccheggiano i latifondi, massacrano i proprietari terrieri con le loro famiglie, pugnalano nel sonno le persone che li utilizzano come collaboratori domestici. Iniziano così i tempi delle invasioni barbariche. E pensare che tutto era iniziato con pacifici immigrati che erano umili lavoratori che costavano poco pur essendo uomini liberi. Per loro non bisognava manco sborsare i soldi che servivano per comprare uno schiavo. I goti svolsero il ruolo che in futuro toccherà in Europa agli islamici. Saranno loro, se non li fermiamo in tempo, a sconfiggerci nella nuova Adrianopoli.

Emiddio Novi