Liberi e uguali. Grasso che cola?

Pietro-Grasso (Senato)

È di questi giorni la notizia della nascita di una nuova formazione politica, la lista ‘Liberi e uguali’. La ‘Cosa rossa’, come qualcuno l’ha già soprannominata, è stata tenuta a battesimo domenica 3 dicembre scorso a Roma da diversi esponenti politici, come Roberto Speranza (Mpd), Nicola Fratoianni (SI) e Giuseppe Civati (Possibile), provenienti dalle formazioni confluite nella nuova creatura politica, che nasce dalla convergenza di Mpd, SI e Possibile.

Nel corso dello stesso evento, Pietro Grasso, attuale presidente del Senato, è stato incoronato leader – e candidato premier – della neonata formazione politica.

Grasso, che in tempi recenti ha abbandonato il PD in dissenso con la sua attuale linea politica, ha quindi deciso di aderire ad un altro progetto politico, che, esattamente come lui, intende muoversi ed agire in aperto dissenso con il PD renziano.

Obiettivo conclamato del nuovo soggetto, infatti, è quello di occupare lo spazio a sinistra di quello che è, allo stato attuale, il principale partito di governo. Secondo i primi sondaggi, ‘Liberi e uguali’ vale già adesso più del 5%, ma, almeno per ora, bisogna tener conto dell’effetto novità e dell’effetto Grasso.

Quale sarà il destino di quello che è il progetto di costruire una sinistra alternativa a Renzi? È presto per dirlo. L’obiettivo di aggregare le principali forze situate alla sinistra del PD sembra raggiunto, anche se Rifondazione Comunista non è della partita, e questo potrebbe implicare, in nuce, la presenza di un antagonista situato alla sinistra della nuova lista, anche se per ora i numeri sembrano rassicuranti.

Tuttavia, bisogna considerare che la neonata formazione non è un partito, ma una lista unitaria, il che lascia supporre che le tre componenti che ne fanno parte manterranno la propria fisionomia e indipendenza, e bisognerà vedere se la coesione durerà anche dopo le elezioni.

Certamente il risultato elettorale contribuirà in maniera decisiva a decidere le sorti di questo esperimento politico. Una buona affermazione elettorale probabilmente sarebbe un incentivo a restare insieme, in caso contrario le cose andrebbero presumibilmente in maniera diversa.

In ogni caso, col tempo vedremo se ci troviamo di fronte ad un vero soggetto politico o ad una coalizione elettorale fatta semplicemente per affrontare meglio le elezioni. Oltre che dalla sua natura, una insidia per la lista capeggiata da Grasso viene dai trascorsi politici di una parte significativa dei suoi appartenenti, ovvero dagli ex PD: è chiaro che la lista unitaria si pone in antitesi con Renzi e con quella che è stata, ed è, la sua politica, ma molti dei provvedimenti voluti da Renzi prima e da Gentiloni poi sono stati votati anche da quelli che sono stati, fino a tempi recenti, gli oppositori interni al Rottamatore, la qual cosa renderà loro difficile fargli contro una campagna elettorale convincente.

È evidente, pertanto, che Grasso e i suoi compagni di viaggio dovranno sciogliere più di un nodo. Detto questo, vediamo di valutare le conseguenze che l’evento del 3 dicembre scorso ha prodotto, e produrrà, sullo scenario politico attuale. Sicuramente la nascita di un competitore sul lato mancino è, per il PD, fonte di preoccupazione, vista la possibilità di un travaso elettorale tra questo e la neonata lista, che contribuirebbe ad aumentare il distacco tra i Democratici e il Centrodestra, già decisamente ampio e a favore di quest’ultimo.

Di qui il tentativo di pararsi sul lato sinistro alleandosi con Pisapia, l’alleanza con il quale, pur se probabile, non è ancora certa. Può darsi che la nuova lista ora in campo possa intercettare qualche voto pentastellato, vista la parziale affinità dei rispettivi elettorati e la comune avversione a certo riformismo renziano (è recente la presa di posizione di Luigi Di Maio a favore della reintroduzione dell’articolo 18 e contro il Jobs Act, anche se lo stesso Di Maio ha chiarito la contrarietà del suo Movimento – a sinistra la pensano diversamente a riguardo – al ripristino dell’articolo 18 nelle imprese al di sotto dei 15 dipendenti, perché “a conduzione familiare”). Qualche osservatore ha addirittura ipotizzato una alleanza, anzi una convergenza, proprio tra i pentastellati e i ‘Liberi e uguali’ (che, sondaggi alla mano, non raggiungerebbe comunque i numeri sufficienti a governare). Fantapolitica? Chi vivrà, vedrà.

Marco Sfarra

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