“Rancorosi” … chi?

cercasi-futuro-red2 Eh già, “rancorosi”… Gli italiani, certo. Dicono che così è.  Non i giovani peraltro, che – direi – o sono allo sbando, magari degli emigrati altrove, o si crogiolano nel quotidiano, usufruendo dei beni e dei risparmi di famiglia, quanto noi anziani o vecchi, superstiti del “miracolo economico”, novecento anni sessanta, vale a dire della vita proletaria e piccolo borghese, quella della detta “scala sociale” a portata di mano, speranzosa comunque e fattiva nell’Italia del dopoguerra.

“La ripresa c’è, ma cresce l’Italia del rancore”. Dati e stime alla mano, così ci ha fotografato o a suo parere ci definisce il Censis . E tanto basta per darci motivo di parlarne in lungo e in largo, per ogni dove nella comunicazione, e in tal maniera qualcuno spera di esorcizzare o sterilizzare quel di cui stiamo parlando, ovvero di un disastro economico e  sociale e di un fallimento della politica governante senza uguale. Nel guado, nella rappresentazione tutta commediante della cantata “Italia che riparte”, c’è da chiedersi  seriamente un “che fare”, se in tal fatta siamo, e non in pochi.

Rancorosi gli italiani? A buon diritto tali possono dirsi, se proprio si vuole definirli, anche se il termine aggettivante in questione è fuorviante, tendenzioso e iniquo, giacché implicitamente tende a connotare in negativo (sorta di laico peccato, in un tempo in cui tale termine è stato cancellato anche dagli ecclesiastici) l’espressione di un malessere individuale e sociale senza uguale.  E mentre noi, in Italia, gente del risparmio, azionisti poco usufruttuari della Cassa di Risparmio Postale, alla quale quelli che possono attingono, ci scopriamo a fine vita …col culo a terra, inevitabilmente ci domandiamo, con mortificazione di fronte a generazioni senza confortevole futuro, del come abbiamo fatto male i conti con la “liberazione e la “democrazia”, del quanto dobbiamo pentirci delle nostre pseudo-ideologiche scelte.

Non certo rancorosi  nei nostri confronti possono oggi mostrarsi i nostri figli e nipoti, ma a buona ragione i più coscienti del disastro si chiedono del perché abbiamo dato potere sulle terre e sulla propria vita a uomini che, fatte le debite eccezioni, mediocri , imbroglioni e guitti di avanspettacolo civile, hanno pensato di poter guadagnare dalla gente consenso ed elezione, di poter lucrare il soldo temporaneo e vitalizio, ponendosi  in piazza un tempo e oggi nei Media vari e molteplici, intonando ancora Inni e Canti al Bel sol de l’avvenire! C’è chi intona e chi canta in coro, insediatosi da gran tempo nel Palazzo con i voti degli accomodanti e a loro volta accomodati ‘moderati’, da ebete (o furbo di tre cotte?), ancora …“O bella ciao”!

E poi dice che noi siamo, nell’espressione di una maturata consapevolezza, tristezza e rabbia, anche … dei “rancorosi”!
Scusi, signor Censis: Rancorosi … a chi?

GFP

7c480b80ef9ffc71cf99951a13a3fe24