CIVIS ITALICUS SUM!

civis romanus

Sono orgoglioso di essere “Cittadino Italiano”! Sono per questo motivo profondamente inc…to di essere governato da una massa di incompetenti contornati da una opposizione che oscilla tra incompetenza, presunzione e personalismi. Perché il titolo? Per ribadire la  suicida e demagogica decisione di questo governo nel voler concedere una cittadinanza che definire “fasulla” è poco.  L’essere “cittadino” non è un fatto formale, burocratico, ma il riconoscimento dell’appartenenza ad un contesto culturale, a valori comuni. Di recente Salvatore Sfregola ha scritto  “l’essere cittadino non è un fatto formale, burocratico, come si sente dire, ma il riconoscimento dell’appartenenza ad un contesto culturale, il che vuol dire a valori comuni sedimentati nel corso dei secoli. Continuare a trattare il problema come fatto meramente formale, burocratico (“frequentazione” di un ciclo di studi, neanche si fosse detto “conseguimento” di un titolo, di una competenza) è, se non ingenuo, criminale. Nell’antica Roma, spesso citata a sproposito, la cittadinanza era un privilegio: “civis romanus sum” era una affermazione di orgoglio non fine a se stessa ma costituiva la CONDIVISIONE di una stessa Storia, l’ACCETTAZIONE di uno stesso ordinamento. Restando in argomento, i romani che avevano “nel loro archetipo l’idea dell’unità nella diversità”, hanno praticato grande apertura sociale ed integrazione nella quale la concessione della cittadinanza “sta nel fatto di arricchire la comunità di persone degne di farne parte”. In coerenza con questi principi, laddove la concessione della cittadinanza riguardasse gruppi di stranieri, “doveva fondarsi sul consenso dei cittadini”, in assenza di un diritto soggettivo dei singoli alla cittadinanza. Cittadinanza concepita “nell’interesse di Roma”, per cui si procede all’espulsione dello straniero ed alla revoca della cittadinanza a chi avesse dimostrato di non meritarla. Qual è dunque “l’interesse di Roma”, l’interesse dell’Italia? la diminuzione delle nascite sembra esser l’idea dominante: favoriamo l’immigrazione e, conseguentemente, la cittadinanza per compensare la diminuzione delle nascite! Niente di più idiota se non ci si chiede il perché! Si dimentica che intanto manca il lavoro e la precarietà dell’economia familiare “frena” l’aumento della famiglia, mancano i sostegni alle famiglie, emigrano i giovani che hanno titoli e competenze. I primi due motivi stanno agendo (e dovrebbero tenerne conto i sostenitori dello ius soli) anche tra gli immigrati che mantengono a fatica i numeri per l’occupazione ma con livelli di competenze decisamente inferiori. Lo stesso Gramsci pone con consapevolezza e forza il tema dell’appartenenza nazionale quando parla di popolo e nazione come elementi di uno spirito comune  che sedimenta attorno ad un sentire comune. Infine mi chiedo e chiedo a chi di dovere se c’è qualcuno che ritenga che il concetto dell’essere italiani non risalga allo nostro Medio Evo: non eravamo forse “italiani” già allora? E cosa significava, già allora, essere italiani se non avere la consapevolezza di una stessa radice, una stessa storia?

Elio Bitritto