Tra le parole e il potere (degli altri) s’annega la vita nostra

Idee e parole tratte dagli scritti di Ignazio Silone e che qui faccio mie.

“A ogni uomo che ama la pulizia, un foglio di carta può sempre servire”.

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I nostri padri, o per taluno i nonni, con il “pezzo di carta” intendevano un qualche “titolo di studio”, un attestato di acculturazione con cui far progredire un figlio e con lui la famiglia.
Lo abbiamo sempre creduto, e all’occorrenza ripetuto ai nostri figli o nipoti. Vero che sia, per raziocinio o soltanto buonsenso – “la conoscenza, diceva qualcuno, è potere o quantomeno capacità di difendersi da esso” -, sta di fatto che il detto foglio, conquistato persino per mezzo delle “scuole pubbliche” di Stato, ha portato molte generazioni a domandarsi  poi con pena: “Ora, che vita faccio? Chi mi prende a lavorare?”
Buono a nulla, dunque, quel diploma o laurea che ci si trova nella mani al termine di un non breve percorso di studi, a spese della cosa pubblica, con  impegno personale e sacrifici famigliari? No, di certo, ma “la pulizia” (la crescita sociale) della persona richiede ben altri strumenti che un quadretto da muro, o … un rotolo di carta igienica.

«Alla salute» disse don Paolo ridendo.
«Bevi, frate, sta’ allegro. Faremo una rivoluzione che fregherà il demonio, quel vecchio sporcaccione.»

In realtà, non è il “demonio” che gli uomini di potere intendono fregare, ma sempre e ancora il popolo. C’è poco da stare allegri, ci dice la storia anche recente, anche quando i detti “don” sono stati rimpiazzati nella loro funzione dominante dai “rivoluzionari” che hanno tagliato la testa ai vecchi re, tiranni e padroni.

Insomma, se non possiamo più dirci dei cafoni, al netto di tante parole e storie, siamo rimasti al meglio e pur sempre dei “poveri cristiani”!

 lu Mazz’marèlle

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